STUDIO DABBENI
Hedi Mertens

1893 – 1916

Berta Hedwig Eberle nasce il 15 settembre 1893 a Gossau (SG). È la terza dei cinque figli di Karl Albert Eberle (1866-1929) e Nina Eberle-Gross (1868-1919), proprietari di un mulino a Gossau. Dopo la scuola primaria, avvia una formazione artistica a Zurigo: nel 1912 è allieva del paesaggista e ritrattista svizzero Wilhelm Hummel[i] alla Stadlerschule, la scuola d’arte femminile costituita nel 1902 dalla pittrice Hortensia Luise Stadler e insediata nell’ex atelier di Arnold Böcklin; dopo la chiusura dell’istituto nel 1913, prosegue i corsi nella scuola d’arte fondata nello stesso anno da Hummel. Dal 1914 al 1916 completa la propria formazione a Monaco, dove frequenta la Scuola Debschitz, un istituto d’arte interdisciplinare fondato sull’idea della scuola-laboratorio (Werkstätten-Schule), in cui l’insegnamento verte soprattutto sul riconoscimento della tecnica quale principio creativo fondamentale[ii]. Tra i compagni di studio figura lo svizzero Paul Speck, con cui stringe una duratura amicizia[iii].

1917 – 1924

Il 16 aprile 1917 sposa Hans Roelli, poeta e cantautore esordiente, che aveva conosciuto verso il 1914 a Wildhaus (Toggenburgo) durante un soggiorno di vacanza. Dopo la nomina di Roelli a direttore dell’Ente per il turismo (Kurdirektor) di Pontresina, la coppia si insedia in Engadina; nel 1918 nasce la figlia Annakatharina, cui segue nel 1919 il figlio Wolfgang. Nello stesso anno la famiglia si trasferisce a San Moritz, dove Roelli trova un incarico quale direttore sportivo. Un ulteriore cambiamento di domicilio si impone nel 1920, quando Roelli è nominato Kurdirektor di Arosa. A dispetto dei successi professionali raccolti dal marito, tuttavia, il matrimonio va rapidamente in crisi: nell’autunno del 1923 Hedi lascia Arosa e si reca con i figli a Zurigo (Hochstrasse 63). Il 25 aprile 1924 i coniugi Roelli divorziano.

Hans Roelli (1889-1962), figlio dell’omonimo giurista e professore di diritto assicurativo al Politecnico federale di Zurigo, è un antesignano della canzone d’autore e della poesia popolare svizzera. A vent’anni tradisce le ambizioni nutrite dal padre e volta le spalle all’ambiente borghese, a favore di una vita meno vincolante. Mantenendosi con lavori stagionali (alpigiano, maestro di sci, bagnino ecc.), inizia a dare libero sfogo alla propria vocazione artistica: nel 1911 pubblica le prime poesie e nel 1919 esce la prima raccolta di canzoni per liuto e chitarra. Fino alla metà degli anni Trenta integra la carriera di cantautore con una proficua ed estroversa attività di direttore turistico nei Grigioni; in seguito, si dedica esclusivamente alla propria passione lirico-musicale. Moderno troubadour e Minnesänger, Roelli coniuga parola, melodia e musica in originali e gioviali componimenti ispirati alla natura, alla propria biografia e ai propri sentimenti. La sua opera include oltre 1200 canzoni e un cospicuo numero di testi in prosa e in versi, di carattere sia popolare, sia lirico-espressivo.

1924 – 1930

Dopo il divorzio, Hedi Eberle riprende la propria vocazione artistica, relegata in secondo piano durante il matrimonio, ma mai del tutto abbandonata, come attesta un paesaggio engadinese dipinto nel 1918. Alla ricerca di nuovi impulsi, si reca di nuovo a Monaco, dove nel 1924 segue un corso di pittura nell’atelier di Stanislas Stückgold[iv]. In seguito, si sposta verso sud: a partire dall’ottobre dello stesso anno risiede per alcuni mesi in una pensione a Mendrisio, nella Svizzera meridionale. Scelta consapevole o fortuita coincidenza – non esistono testimonianze al riguardo –, questo soggiorno nel Mendrisiotto si situa in un periodo in cui a breve distanza il Ticino è teatro di due significativi eventi storico-artistici: la formazione dell’”Orsa Maggiore” (Der Grosse Bär) ad Ascona e la fondazione del sodalizio di artisti espressionisti “Rot-Blau” a Obino presso Castel San Pietro[v].

Al più tardi nel 1926 si insedia con i due figli a Svitto: fino al 1928 è attestata all’indirizzo “Waldegg” – una vasta dimora padronale di origine seicentesca – in cui vive in affitto all’ultimo piano[vi]. Le uniche testimonianze dell’attività artistica di questo periodo sono una fotografia che rappresenta l’artista mentre sta dipingendo e tre (auto)ritratti realizzati con ogni probabilità verso il 1928, caratterizzati da un uso astratto del colore e da stilemi evocatori della cerchia espressionista monacense.

Durante la permanenza a Svitto, Hedi Eberle nutre stretti contatti con la cerchia di amici di Walter Mertens, l’illustre architetto paesaggista di Zurigo incontrato ad Arosa alcuni anni prima. Nella “Waldegg” si ritrovano regolarmente lo scrittore svittese Meinrad Inglin e l’artista zurighese Leo Leuppi. Tramite Walter Mertens, conosce anche Ernst e Elisabeth Fuhrmann con i figli Arend e Torolf, che all’epoca hanno rispettivamente otto e sei anni[vii].

Nel 1929 sposa Walter Mertens, con il quale si stabilisce a Erlenbach, sulla sponda destra del lago di Zurigo. Nel maggio del 1931 nasce il figlio Pieter e nell’ottobre dell’anno successivo il figlio Tobias.

Walter Mertens (1885-1943) è il maggiore dei cinque figli di Evariste Mertens e Rosalie Schenkel. Diplomatosi alla scuola di orticoltura di Châtelaine presso Ginevra, svolge un periodo di pratica in Inghilterra (Kew Gardens), prima di entrare nella rinomata ditta di orticoltura e architettura del paesaggio diretta dal padre a Zurigo. Dopo l’improvvisa morte di quest’ultimo nel 1907, assume la direzione della ditta, affiancato a partire dal 1912 dal fratello Oskar (1887-1976). Tra le più importanti del settore a livello nazionale, la ditta dei fratelli Mertens realizza diverse centinaia di giardini privati e pubblici in tutte le regioni del paese, incluso il Ticino, contribuendo in modo decisivo al moderno sviluppo dei giardini e dell’architettura del paesaggio in Svizzera (tra le opere principali figurano i giardini per la famiglia Bally a Schönenwerd e le aree verdi progettate per l’Esposizione nazionale del 1939 a Zurigo)[viii]. Membro e presidente di numerose associazioni professionali, Mertens è tra gli iniziatori del “Bund Schweizerischer Garten- und Landschaftsarchitekten” (oggi BSLA/FAP “Federazione Svizzera Architetti Paesaggisti”), che presiede dalla sua fondazione nel 1925 fino alla morte. È membro inoltre dell’associazione di amici dell’architettura moderna “Freunde des Neues Bauens”, costituita a Zurigo nel 1933 alla vigilia del quarto CIAM.

Accanto all’attività professionale, nutre un vivo interesse per le discipline umanistiche. Appassionato di musica è tra i membri fondatori dell’Orchestra da camera di Zurigo (1920); amico di numerosi artisti e intellettuali è un entusiasta cultore di psicologia, filosofia, letteratura e arte. Fin dai primi anni Venti, la sua abitazione zurighese è sede di ritrovi, feste, concerti e balli in maschera (cfr. più oltre a proposito del “Bünishof”). Mosso da uno spirito universalista e convinto difensore della tolleranza, aderisce agli ideali di Richard Coudenhove-Kalergi, fondatore dell’unione pacifista “Paneuropa”. Affascinato dalle religioni dell’Estremo Oriente e dagli “enigmi dell’anima”, si interessa alla dottrina del mistico indiano Shri Meher Baba, di cui diventa un attivo sostenitore (cfr. più oltre). “Promotore delle opere più autentiche dell’umanità” – scrive R.P. Lohse nel necrologio in onore dell’amico – “[Mertens] si è sempre adoperato con illimitata generosità a favore delle aspirazioni più alte coltivate dagli uomini, dall’arte e dall’architettura”[ix].

1930 – 1943

Nel novembre del 1929, Walter Mertens rileva per uso proprio il “Bünishof”, una vecchia tenuta situata a Feldmeilen e circondata da estesi vivai e frutteti, che aveva acquistato insieme al fratello Oskar nel 1910-11[x]. Nella primavera del 1930, i Mertens si insediano nella nuova dimora, che diventa rapidamente un ritrovo privilegiato di un illustre circolo di intellettuali e artisti, oltre che un rifugio di esuli e esiliati di ogni sorta[xi].

L’elenco degli ospiti illustri con cui Hedi Mertens entra in contatto nel corso degli anni Trenta e Quaranta è lungo e variato. Accanto a Hermann Hesse e Carl Gustav Jung – la cui moglie, Emma Rauschenbach, è parente di Walter Mertens –, figura anzitutto la cerchia di amici letterati del marito: tra questi gli scrittori svizzeri Meinrad Inglin, Traugott Vogel, Hermann Hiltbrunner e Hans Mühlestein, il drammaturgo e regista teatrale Walter Lesch, il germanista Walter Muschg e il filologo Emil Ermatinger, lo storico e scrittore Hermann Weilenmann, il psicologo e grafologo Max Pulver, lo psicanalista Ernst Aeppli, il compositore Reinhold Laquai, lo scrittore e direttore della Radio di Zurigo Jakob Job, nonché, tra gli ospiti saltuari, gli intellettuali tedeschi Ernst Fuhrmann (cfr. p. …), Otto Flake e Adrien Turel[xii]

Di particolare rilievo per Hedi Mertens, sono però soprattutto gli incontri con gli artisti. Accanto a Eduard Gubler e Gregor Rabinovitch, che partecipano ai ritrovi della cerchia di amici del marito, sono regolarmente presenti al “Bünishof” il pittore zurighese Max Hunziker e lo scultore Paul Speck.

Tra gli altri artisti con cui Hedi Mertens nutre un legame particolarmente stretto, un ruolo preminente spetta a Helen Dahm, la pittrice zurighese di quindici anni più anziana, conosciuta a Oetwil nel 1928, dopo essere rimasta profondamente colpita da un suo autoritratto esposto alla SAFFA a Berna[xiii]. Il loro rapporto di amicizia conosce momenti particolarmente intensi e difficili durante il viaggio in India, intrapreso insieme a un gruppo di donne nel 1938-39, durante il quale condividono esperienze molto particolari, talora in condizioni di vita estreme (cfr. più oltre).

Helen Dahm (1878–1968), formatasi alla Kunstgewerbeschule e alla Stadlerschule a Zurigo, poi all’Accademia femminile di Monaco, sviluppa negli anni Venti una ricerca espressionista, che la porta a soluzioni pittoriche caratterizzate da una semplificazione formale arcaicizzante, da una gamma cromatica terrosa e da un’applicazione materica del colore. Nella sua arte connotata da contenuti esistenziali e simbolici predominano soggetti paesaggistici, nature morte, (auto)ritratti e temi religiosi. Verso il 1957, sulla scia della pittura informale, matura il passaggio all’astrazione, che negli ultimi anni alterna di nuovo a composizioni figurative.

L’amicizia con Dahm offre a Hedi Mertens svariate opportunità di discussione sulla pittura e sull’arte, senza fornirle però l’auspicato incoraggiamento a superare la sfiducia nelle proprie capacità, che nel corso degli anni Trenta inibisce il suo ritorno a una regolare attività artistica. Insicura e scoraggiata – “Mi mancava la concentrazione […]. Non avevo più il coraggio di dipingere. Avevo avuto diversi insegnanti ed ero sempre stata un’allieva privilegiata. Ero angosciata dall’idea di non essere più in grado di fare quel che sapevo fare un tempo”[xiv] – Mertens si dedica solo saltuariamente alla pratica pittorica. Tra le poche opere realizzate in questo periodo figurano un nudo femminile, un ritratto dai lineamenti sfumati datato 1934, che raffigura Walter Mertens, e un ritratto di una figura incappucciata realizzato probabilmente verso il 1939.

Gli interlocutori artistici dai quali Hedi Mertens riceve gli impulsi più incisivi a lungo termine sono indubbiamente Leo Leuppi e Richard Paul Lohse, anch’essi ripetutamente attestati tra gli ospiti del “Bünishof”. Entrambi occupano un ruolo di primo piano nel fervido panorama culturale zurighese degli anni Trenta, in particolare in relazione all’astrattismo di matrice costruttivista e concreta. Valendosi di contatti con numerosi artisti ed esponenti culturali internazionali[xv], tengono vivi i legami con le correnti moderniste europee, mentre entro i confini nazionali si impegnano a favore dell’arte avanguardista soprattutto quali fondatori insieme a Hans R. Schiess, Walter Bodmer e Hans Erni dell’”Allianz”, la più importante associazione svizzera di artisti moderni.

Leo Leuppi (1893-1972), diplomatosi in grafica alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, avvia la propria ricerca artistica negli anni Venti. Stimolato dal confronto con il cubismo sintetico e il purismo, si emancipa gradualmente dal linguaggio figurativo, fino a maturare nel 1937-38 la svolta definitiva verso l’astrazione di impronta costruttivista, che trova il proprio compimento in configurazioni organiche inscritte in geometrie lineari. Nei decenni successivi, Leuppi alterna un vocabolario formale libero a costellazioni più rigorose, sperimentando composizioni di carattere lirico, ispirate al caso e alla filosofia orientale. L’importanza di Leuppi risiede soprattutto nel suo impegno a favore dell’arte moderna in Svizzera (in particolare dell’indirizzo astratto), animato dall’ideale di un’”alleanza” degli artisti avanguardisti e svolto soprattutto come iniziatore insieme a Max Bill e Sigfried Giedion dell’esposizione Zeitprobleme in der Schweizer Malerei und Plastik (1936, Kunsthaus, Zurigo) e come cofondatore e presidente dell’”Allianz” (1937-1954).

Richard Paul Lohse (1902-1988) è tra i principali esponenti dell’arte concreta svizzera: insieme a Max Bill, Camille Graeser e Verena Loewensberg costituisce il quartetto dei cosiddetti “concretisti zurighesi”. Dal 1918 al 1922 segue un apprendistato di grafica nello studio pubblicitario di Max Dalang a Zurigo, dove rimane attivo fino al 1930; in seguito, affianca all’attività di grafico indipendente (fino al 1964) un’importante pratica artistica. Dopo una prima fase figurativa, avvia nella seconda metà degli anni Trenta una ricerca pittorica improntata al costruttivismo, che nel 1942-43 lo porta alla formulazione delle premesse di un linguaggio oggettivato – nell’accezione dell’arte concreta –, fondato sulla standardizzazione e unificazione degli elementi compositivi. A partire dalla trasformazione del piano pittorico in campo strutturale e in conformità all’idea di un “socialismo estetico” governato da un’organizzazione affrancata da qualsiasi forma di gerarchia e di individualismo, Lohse sviluppa nei decenni successivi “ordini seriali” e “ordini modulari”, generati sulla base di metodi esclusivamente logici. Membro fondatore dell’”Allianz”, coeditore dell’Almanach neuer Kunst in der Schweiz e iniziatore di varie esposizioni di rilievo sia in Svizzera sia all’estero, nonché membro pluriennale della commissione artistica del Kunsthaus di Zurigo, Lohse si è ripetutamente impegnato a favore di un debito riconoscimento e di una degna considerazione dell’astrazione geometrica.

L’incontro con Leo Leuppi risale agli anni di Svitto (cfr. più sopra), mentre l’amicizia con Lohse nasce all’inizio degli anni Trenta, quando tramite la sua prima moglie Irmgard Burchard Lohse entra in contatto con Walter Mertens, con cui stringe un solido legame d’amicizia oltre che di lavoro: fra il 1933 e il 1943, infatti, Mertens gli commissiona diversi lavori grafici per la propria ditta[xvi]. Hedi rimane legata ad entrambi gli artisti per tutta la vita, in particolar modo a Lohse, con il quale coltiva un proficuo scambio di idee, proseguito anche dopo il trasferimento in Ticino nel 1952.

Un’ultima illustre, ma affatto diversa cerchia di ospiti ripetutamente presenti al “Bünishof” è quella del santone indiano Shri Meher Baba e dei suoi adepti, con cui entrambi i coniugi Mertens nutrono stretti contatti.

Merwan Sheriar Irani (1894-1969), denominato Meher Baba o l’”Illuminato” dai suoi discepoli, nasce a Poona da una famiglia zoroastriana di origine parsi. Segue una formazione superiore; a diciannove anni prende coscienza della vocazione ad avatar della propria epoca e avvia l’iniziazione spirituale. Nel 1924 riunisce i primi discepoli e fonda a Meherabad, a una decina di chilometri da Ahmednagar nel distretto di Bombay, il proprio ashram, dotato tra l’altro di scuole e ospedali. Nel 1925 compie il voto del silenzio, mantenuto fino alla morte. Nel settembre del 1931 compie il primo viaggio in Occidente, seguito entro il 1941 da una dozzina di ulteriori visite ai suoi discepoli occidentali. Durante gli anni Quaranta incentra la propria missione sull’assistenza ai poveri e sulla cura degli “intossicati di Dio” (mast) in India. Negli anni Cinquanta fonda i due principali centri di pellegrinaggio fuori dall’India, a Myrtle Beach, South Carolina negli Stati Uniti (1952) e a Brisbane in Australia (1958). Capo spirituale di un movimento sincretista finalizzato a unire tutte le religioni e tutti i culti (“sufismo riorientato”), Meher Baba intende il proprio messaggio d’amore e compassione in vista di una “nuova civiltà”, affrancata dall’individualismo e dotata del massimo grado di coscienza spirituale.

Walter Mertens conosce Meher Baba nell’autunno del 1931, in occasione del primo soggiorno in Occidente del maestro, e probabilmente ancora nello stesso anno progetta un edificio di culto e la relativa sistemazione esterna per lo “Universal Ashram” di Meherabad[xvii]. Hedi Mertens, che in passato si era già interessata alla dottrina di Ramakrsna, incontra Meher Baba per la prima volta nel 1933 a Portofino, durante un viaggio in Italia con Elisabeth e Arend Fuhrmann organizzato dal marito[xviii]. La relazione con il maestro spirituale si consolida nel corso dei successivi incontri al “Bünishof” (1934, 1937) e in occasione di un suo soggiorno a Cannes nell’ottobre del 1937. Per Hedi Mertens, la fase più intensa del coinvolgimento con Meher Baba è certamente il periodo trascorso in India su esplicita richiesta del maestro, che nel 1938 la sollecita insieme ad altre tre discepole a una permanenza biennale nel suo ashram (Walter Mertens precede o segue il gruppo di donne, ma rientra in Svizzera dopo pochi mesi). Oltre al soggiorno nella comunità di Meherabad, dove Hedi Mertens e le compagne vivono insieme a discepoli occidentali e orientali in base a precetti rigorosi, il soggiorno indiano comprende un lungo viaggio – iniziato nel dicembre del 1938 – attraverso varie regioni del continente, durante il quale Meher Baba e una trentina dei suoi adepti rendono visita agli “intossicati di Dio”. Nel corso della spedizione, tuttavia, Helen Dahm si ammala gravemente e nei primi mesi del 1939 Hedi Mertens si vede costretta a rientrare anticipatamente in Svizzera con l’amica[xix].

In veste di rappresentanti per la Svizzera del “Publication Committee of the Meher Baba Universal Spiritual Center” di Bangalore, Walter e Hedi Mertens pubblicano nel 1941 una selezione di scritti del capo spirituale[xx]. I contatti rimangono vivi anche negli anni successivi: nel 1952 Hedi Mertens ospita Meher Baba a Locarno-Solduno insieme ad alcuni suoi discepoli, mentre più tardi [1958?] si reca con Arend Fuhrmann negli Stati Uniti per incontrarlo a Myrtle Beach[xxi].

1943 – 1982

Nel 1943 Walter Mertens muore improvvisamente, in seguito a un’embolia. L’anno successivo, gli eredi vendono il “Bünishof” e Hedi si trasferisce in una vecchia casa sul lago, sempre a Feldmeilen, dove rimane per un decennio circa. All’inizio del 1952, attirata dal clima ticinese – a Feldmeilen era sofferente, “si lamentava della nebbia e dell’umidità”[xxii] – si trasferisce a Solduno, presso Locarno, dove con ogni probabilità aveva già trascorso uno o più soggiorni di vacanza in precedenza. All’indirizzo “Casa Ronco dei Fiori” (Via alle Vigne 44) vive con Arend Fuhrmann, suo ospite pressoché permanente fin dai primi anni Cinquanta. Nell’estate del 1953 sposta ancora una volta il proprio domicilio: insieme a Fuhrmann si stabilisce a Carona, in un’abitazione situata nella parte bassa del paese, trovata con l’aiuto di Oreste Pisenti (cfr. p. …); più tardi, entrambi traslocano per l’ultima volta in una casa ubicata nella parte alta del villaggio.

Nel 1960 Hedi Mertens torna a dipingere. Dopo aver seguito e spronato a lungo l’intensa attività artistica di Arend Fuhrmann – “Hedi e Arend discutevano molto di pittura e dei suoi lavori; a volte le critiche di Hedi erano molto severe; Arend le accettava volentieri, ma non perdeva mai di vista il proprio stile”[xxiii] – ritrova la fiducia in se stessa e riesce finalmente a superare la mancanza di coraggio e la paura – “se dovessi ricominciare a dipingere, sarebbe come andare al supplizio”[xxiv] – che nonostante il ripetuto incoraggiamento dei familiari avevano inibito per più di trent’anni la sua originaria vocazione. Mettendo a frutto l’intenso scambio di idee avuto in passato con Leuppi, Lohse e altri esponenti dell’astrattismo e dell’arte concreta, sceglie un indirizzo artistico totalmente diverso da quello sperimentato negli anni Venti e Trenta: il linguaggio della geometria. Con imperterrita volontà e massima concentrazione, dedica quindi l’ultimo ventennio della sua vita all’attività artistica, dando origine a un corpus di circa duecento opere.

Fra il 1963 e il 1980 svolge una decina di mostre personali e partecipa a diverse collettive, spesso insieme a Fuhrmann. Fino al 1969 espone regolarmente alla Galleria La Cittadella di Ascona (cfr. p. ….); negli anni Settanta presenta i propri lavori alla Galerie Palette a Zurigo (1970), alla Square Gallery a Milano (1971, 30 opere), alla Galerie Stähli a Lucerna (1974) e allo Strauhof di Zurigo, nell’ambito della mostra con Arend Fuhrmann e Gunta Stadler-Stölzl nata per iniziativa di Richard Paul Lohse (1978, 33 opere). Nel 1980, infine, espone insieme a Fuhrmann alla Galerie Seestrasse a Rapperswil. Fra le rassegne collettive sono degne di nota in particolare la partecipazione all’esposizione con Elsa Burckhardt-Blum, Robert S. Gessner e Arnold Zürcher all’Helmhaus di Zurigo nel 1964 (22 opere), la presenza con un quadro nell’importante mostra Spektrum der Farbe al Kunsthaus di Zurigo nel 1967 e con due opere nella mostra Schweizer Konkrete a Bienne nel 1973. Dal 1971 partecipa inoltre alle attività del sodalizio artistico ticinese “Movimento 22” (cfr. p. …..). All’estero è presente nel 1969-70 in un’esposizione itinerante di arte costruttiva in Germania e in una rassegna di artisti concreti svizzeri in Belgio, mediata nello stesso anno da Lohse. Tra le esposizioni postume sono di particolare rilievo la personale allestita nelle gallerie Stähli e Palette a Zurigo (1987) – in occasione della pubblicazione della prima e unica pubblicazione monografica dedicata all’artista – e le due personali allo Studio d’arte contemporanea Dabbeni a Lugano (1989, 1998); tra le collettive vanno segnalati l’omaggio con trentuno opere nell’ambito della mostra Una vita per l’arte. 6 pittrici del Ticino alla Villa Malpensata a Lugano (1983), e la presenza nell’esposizione dedicata a cinque pittrici concrete alla Stiftung für konstruktive und konkrete Kunst a Zurigo (1989).

Nel 1980 Hedi Mertens subisce un ictus e rimane parzialmente paralizzata. Nel corso dei due anni successivi, il suo stato di salute si aggrava, costringendola infine all’immobilità. Arend Fuhrmann la cura con “ammirabile devozione, senza mai perdere la pazienza […], accompagnandola fino alla fine”[xxv]. Muore a Carona il 19 maggio

[i] Wilhelm Hummel (1872-1939), formatosi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo e all’Académie Julian a Parigi, è designato maestro di disegno figurativo alla Stadlerschule nel 1904; in seguito apre una propria scuola d’arte a Zurigo; dal 1921 al 1927 insegna alla Kunstgewerbeschule di Zurigo. Cfr. in Künstler Lexikon der Schweiz XX. Jahrhundert, a cura di E. Plüss, ed. Huber, Frauenfeld 1958-61, p. 481.

[ii] La Scuola Debschitz – in origine Lehr- und Versuch-Ateliers für angewandte und freie Kunst – nasce nel 1902 per iniziativa degli artisti Hermann Obrist e Wilhelm von Debschitz. Dopo il ritiro di Obrist nel 1904, la direzione è assicurata da Debschitz, che eleva la scuola al rango di principale istituto d’arte privato in Germania. All’indomani della fondazione del “Blauer Reiter”, tuttavia, la pionieristica scuola ispirata al contesto dello “Jugendstil” e alimentata dallo spirito di riforma pedagogico-culturale di inizio secolo volge progressivamente al declino. Il cambiamento di direzione nel 1914 (le redini passano a Emil Preetorius, Paul Renner e Hans Cornelius), la partenza o l’arruolamento di numerosi docenti implicano sostanziali modifiche nell’insegnamento. Nel 1920 la Scuola Debschitz è trasformata nei Müncher Lehrwerkstätte. Cfr. H. Schmoll gen. Eisenwerth, Die Münchner Debschitz-Schule, in H.R. Wingler (a cura di), Kunstschulreform 1900-1933, Gebr. Mann Verlag, Berlino 1977, pp. 66-92.

[iii] Lo zurighese Paul Speck (1896-1966) studia a Monaco dal 1914 al 1919: in principio è allievo di Stanislas Stückgold, poi frequenta il corso di ceramica alla Scuola Debschitz. Dal 1924 al 1933 è attivo presso la Manifattura di maiolica di Karlsruhe; verso la fine degli anni Venti assume un incarico didattico alla Badische Landeskunstschule. Nel 1934 rientra a Zurigo e si dedica esclusivamente all’attività scultorea. Dal 1956 ha una casa con atelier anche a Tegna. In Ticino stringe amicizia con lo scultore Pierino Selmoni ed è ripetutamente ospite di Hedi Mertens e Arend Fuhrmann a Carona.

[iv] Stanislas Stückgold (1868-1933), ebreo di origine polacca, laureato in ingegneria, segue una tardiva formazione artistica a Varsavia (scultura), Monaco (pittura) e dal 1908 a Parigi nell’atelier di Matisse, dove conosce il Doganiere Rousseau e Guillaume Apollinaire. Tornato a Monaco nel 1913, entra in contatto con gli esponenti del “Blauer Reiter” e partecipa alle loro esposizioni. A prescindere da un soggiorno in Svizzera nel 1921, rimane a Monaco fino al 1927, dove tra l’altro impartisce dei corsi d’arte. In seguito, si trasferisce stabilmente a Parigi. Animata da forti impulsi spirituali la sua pittura tradisce inclinazioni simboliste e risente dell’influenza dei Nabis. Cfr. C. Weiler, Stanislaus Stückgold, Limes-Verlag, Wiesbaden 1962.

[v] “Der Grosse Bär” è fondato nel 1924 da sette artisti internazionali: Walter Helbig, Marianne von Werefkin, Ernst Frick, Gordon McCouch, Albert Kohler, Otto Niemeyer-Holstein e Otto van Rees. Il sodalizio “Rot-Blau” nasce il 31 dicembre 1924 per iniziativa degli artisti svizzeri Hermann Scherer, Albert Müller e Paul Camenisch.

[vi] Cfr. al riguardo G. von Reding-Falck, Waldegg – früher Murghof – in Schwyz 1600-1990, Svitto 1990.

[vii] “Le famiglie Mertens e Fuhrmann erano molto legate già all’epoca in cui mia zia Hedi abitava ancora a Svitto, dove accoglieva i propri nipoti e i figli di amici per far loro trascorrere le vacanze insieme ai propri figli Annakatharina e Wolfgang. Intraprendeva grandi scampagnate con tutta la banda di bambini. […] Ricordo che Arend era taciturno e camminava con molta tenacia, mentre suo fratello era gaio e divertente.” Comunicazione scritta di M. Jacober, nipote di Hedi Mertens, datata 6.3.1998, Archivio Mertens/Fuhrmann, Studio Dabbeni, Lugano.

[viii] Cfr. I. Rucki, D. Huber (a cura di), Architektenlexikon der Schweiz 19./20. Jahrhundert, Birkhäuser Verlag, Basilea/Boston/Berlino 1998, pp. 372-73.

[ix] R.P. Lohse, in Das Werk, n. 2, 1944, p. XVIII.

[x] Cfr. U. Roth, Der Bünishof in Feldmeilen, in Heimatbuch Meilen, Meilen 1986, pp. 47-58; cfr. anche in Heimatbuch Meilen, Meilen 1977, pp. 81, 90-91.

[xi] La generosa ospitalità dei Mertens e la varietà dei convivi che hanno luogo al “Bünishof” sono ripetutamente posti in risalto nelle testimonianze dei familiari e degli amici. “La gente restava per mesi e anni […] Mi ricordo di immense tavolate” (P. Mertens, comunicazione orale a Stefano e Tiziano Dabbeni, Faro, agosto 2001). “La casa dei Mertens era sempre gremita di ospiti, che restavano per giorni, settimane, mesi o addirittura per anni: artisti, poeti, dirigenti e vanagloriosi, contesse senza patria, marchese e principesse, geni della finanza falliti, scroccatori di professione, settari…” (M. Jacober, comunicazioni scritte datate 8.4.1987 e 7.04.2002, Archivio Mertens/Fuhrmann, Studio Dabbeni, Lugano). “I Mertens erano straordinariamente ospitali: la loro casa era sempre piena di gente” (R.P. Lohse, dattiloscritto di una conversazione con Pablo Stähli registrata a Zurigo il 10.10.1986, Archivio Mertens/Fuhrmann, Studio Dabbeni, Lugano).

[xii] Cfr. al riguardo T. Vogel, Der Freitagskreis im Bünishof, in Heimatbuch Meilen, Meilen 1964, pp. 55-70.

[xiii] La prima SAFFA (Schweizerische Ausstellung für Frauenarbeit/Esposizione nazionale svizzera del lavoro femminile) ha luogo a Berna dal 26 agosto al 30 settembre 1928. Il dipinto di Helen Dahm in questione è l’Autoritratto come pittrice [Selbstbildnis als Malerin] del 1927 (oggi Kunstmuseum des Kantons Thurgau, Kartause Ittingen, Warth). Cfr. al riguardo la conversazione di R. Witzig con H. Mertens su Helen Dahm, registrata il 19.2.1972 a Carona (Lascito HNA-63, cassetta 63.2.2, Istituto svizzero di studi d’arte, Zurigo).

[xiv] H. Mertens, nella conversazione con R. Witzig, cassetta 63.2.2.

[xv] Leo Leuppi è amico di Hans Arp, conosciuto nella cerchia dei dadaisti zurighesi, e di Sophie Taeuber-Arp; frequenta diversi esponenti di “Abstraction-Création” ed è in contatto tra l’altro con Le Corbusier e El Lissitzky. Negli anni Trenta Lohse è in contatto con gli artisti Hans Arp, Max Beckmann, Raoul Hausmann, Auguste Herbin, Ernst Ludwig Kirchner, Paul Klee, Laszlo Moholy-Nagy, Antoine Pevsner, Hans Richter, Gerrit Rietveld, Georges Vantongerloo, Friedrich Vordemberge-Gildewart, nonché con molteplici personalità di spicco del mondo artistico-culturale, quali Jorge Romero Brest, Hans Hildebrandt, H.L.C. Jaffé, György Kepes, Ludwig Renn, Adrien Turel, Konrad Wachsmann.

[xvi] Cfr. al riguardo Richard Paul Lohse. Konstruktive Gebrauchsgraphik, Hatje Cantz Verlag, Ostfildern-Ruit, 1999, pp. 248-249. Irmgard Burchard (1908-1964), artista, gallerista e attiva operatrice culturale, è sposata con Lohse dal 1936 al 1939; negli anni Trenta organizza diverse mostre di artisti sia astratti sia figurativi a Zurigo e all’estero.

[xvii] Il progetto è attestato da due piani non datati, conservati nel lascito di Walter Mertens presso l’Archiv für Schweizer Landschaftsarchitektur a Rapperswil.

[xviii] H. Mertens, nella conversazione con R. Witzig, cassetta 63.2.2. Cfr. inoltre la testimonianza di B. Natu, Meher Baba. The Omnisicent and Divine Magnet, www.jaibaba.com/divine.html.

[xix] Sul viaggio di Hedi Mertens in India in compagnia di Helen Dahm, Irène Billo e Nadja Tolstoi, sulle circostanze del rientro e, in generale, sul rapporto con Helen Dahm cfr. la conversazione fra Hedi Mertens e R. Witzig, cassette 63.2.1, 63.2.2, 63.2.3, 63.3.1. Cfr. anche I. Billo, Mit Gräfin Naja Tolstoi, in “Brückenbauer”, n. 23, 9.6.1978, p. 10; P. von Wyss-Giacosa, S. Paucic, Helen Dahm, Helen Dahm-Gesellschaft, Erlenbach 2000, pp. 58-61; E. Grossmann, D. Wild, R. Witzig, Helen Dahm, ABC Verlag, Zurigo 1984, pp. 27-29.

[xx] H. e W. Mertens (a cura di), Meher Baba, Feldmeilen 1941. Il libretto di trenta pagine, con un ritratto di Baba in copertina, riporta una biografia e alcuni scritti del capo spirituale, ripresi in traduzione tedesca dal Meher Baba Journal (Bangalore, India).

[xxi] Meher Baba visita il Myrtle Beach Center nel 1956 e nel 1958. Non esistono testimonianze precise in merito all’anno della trasferta di Hedi Mertens e Arend Fuhrmann nella Carolina del sud, ma l’annotazione autografa di Mertens “USA 1958” in un questionario conservato all’Istituto svizzero di studi d’arte a Zurigo lascia presupporre che il viaggio risalga effettivamente a quell’anno.

[xxii] M. Jacober, comunicazione scritta datata 7.4.2002, Archivio Mertens/Fuhrmann, Studio Dabbeni, Lugano.

[xxiii] M. Jacober, comunicazione scritta datata 6.3.1998, Archivio Mertens/Fuhrmann, Studio Dabbeni, Lugano.

[xxiv] M. Jacober, comunicazione scritta datata 8.4.1987, Archivio Mertens/Fuhrmann, Studio Dabbeni, Lugano. Pieter Mertens ricorda che a più riprese i figli e nipoti l’avevano spinta (invano) a riprendere l’attività artistica, regalandone pennelli, un cavalletto ecc.

[xxv] M. Jacober, comunicazione scritta datata 8.4.1987, Archivio Mertens/Fuhrmann, Studio Dabbeni, Lugano.


Senza titolo, 1966
Olio su tela
54 x 108 cm

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