STUDIO DABBENI
Arend Fuhrmann

1918 – 1939

Arend Fuhrmann nasce il 17 giugno 1918 ad Amburgo-Altona. È il maggiore dei due figli di Ernst e Elisabeth Fuhrmann; il fratello Torolf nasce il 3 settembre 1920.

Elisabeth Fuhrmann-Paulsen (1879-1951) è nota come autrice di componimenti lirici. Fino alla fine degli anni Dieci nutre stretti legami con la cerchia del poeta espressionista Richard Dehmel. La sua prima raccolta di poemi esce nel 1913 con il titolo Gedichte (Insel-Verlag, Lipsia), mentre una seconda antologia, intitolata Leben sagenhaft. Dichtungen (Folkwang-Verlag, Hagen), appare nel 1920. In seguito, la sua produzione letteraria rimane perlopiù inedita[1].

Ernst Fuhrmann (1886-1956), cultore autodidatta di un vasto campo di interessi che spazia dall’etimologia alla mitologia, dalla preistoria alla fisica cosmologica, dall’antropologia alla filosofia, dalla biologia alla psicologia, è noto come scrittore e versatile saggista, animato da uno spirito speculativo e anticonformista. Con la sua prima raccolta di scritti pubblicata nel 1914, attira su di sé l’attenzione di Richard Dehmel, Hugo von Hofmannsthal, Rainer Maria Rilke, Stefan George e altri illustri esponenti del mondo letterario. Durante la Repubblica di Weimar, acquista rinomanza soprattutto attraverso un’importante attività di editore, avviata nel 1919 a Hagen in collaborazione con il mecenate Karl Ernst Osthaus nell’ambito del vasto progetto riformatore “Folkwang”. A capo del Folkwang-Verlag definisce un profilo editoriale imperniato in primo luogo su pubblicazioni dedicate alle culture extraeuropee (tra le quali la collana Kulturen der Erde), integrate con testi della letteratura orientale e con scritti sull’arte e la mitologia dei popoli primitivi, in molti casi firmati o tradotti in prima persona. A Hagen dirige anche altre due istituzioni fondate da Osthaus, il Deutsches Museum für Kunst in Handel und Gewerbe e il correlato archivio di immagini, intesi parimenti a una mediazione e diffusione culturale il più possibile universale. Dopo la prematura scomparsa del mecenate nel 1921 e la conseguente bancarotta delle edizioni Folkwang, fonda in proprio a Darmstadt – con il sostegno del granduca Ernst Ludwig d’Assia – una nuova casa editrice, l’Auriga-Verlag, che prosegue e amplia il precedente catalogo editoriale. Riprendendo l’idea dell’archivio di immagini, costruisce in stretta collaborazione con Albert Renger-Patzsch uno straordinario fondo iconografico, che oltre a diventare una culla della fotografia della Neue Sachlichkeit dà origine a collane di particolare rilievo (tra queste la raccolta Die Welt der Pflanze). L’Auriga fallisce nel 1925, ma trova un proseguimento nelle edizioni Folkwang-Auriga, fondate nel 1928 a Friedrichssegen an der Lahn grazie al sostegno dell’industriale Paul Multhaupt e integrate con un nuovo enciclopedico archivio di immagini, realizzato in collaborazione con il fotografo Fred Koch. Con l’avvento al potere dei nazisti e il conseguente divieto di esercizio, tuttavia, le imprese editoriali di Fuhrmann subiscono un’improvvisa e brusca fine. Nell’autunno del 1938 emigra a New York, dove rimane attivo come saggista e scrittore, coltivando fino alla fine un approccio sincretista ispirato a una visione totalizzante dell’uomo e del mondo[2].

In seguito alle movimentate attività professionali del padre, gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza sono scanditi da continui spostamenti fra varie località della Germania. Nei periodi di maggiore fortuna, in cui Ernst Fuhrmann gode dell’aiuto di mecenati, la famiglia vive riunita in una dimora messa a disposizione dai relativi benefattori[3]. Nei difficili periodi intermedi, per contro, i figli vivono perlopiù con la madre, presso amici, conoscenti e parenti. Dal 1918 al 1933 l’elenco dei luoghi di residenza annovera tra l’altro Amburgo e alcune località negli immediati dintorni (1918, 1924-26), Hagen (1919-22), Darmstadt (1922-23/24), Magdeburgo (1923/24), Bad Harzburg (1924), Ostseebad Prerow (1924), Bad Oeynhausen (1926-27) e Friedrichssegen an der Lahn (1927-33). Durante questi anni, Arend e Torolf ricevono un’istruzione prevalentemente privata, con l’aiuto di precettori.

Nel 1926, durante un soggiorno in Svizzera, Arend incontra per la prima volta Hedi Mertens – allora trentatreenne e ancora Hedi Eberle – che d’ora in poi diventa un punto di riferimento centrale nella sua vita. Il contatto nasce attraverso Walter Mertens, l’architetto paesaggista con cui all’epoca Hedi Eberle nutre uno stretto legame di amicizia (cfr. p. ….), e che Ernst Fuhrmann aveva conosciuto con ogni probabilità tramite Carl Gustav Jung o un altro amico in comune[4]. Fra il 1926 e il 1928, trascorre ripetutamente le vacanze a Svitto da Hedi Eberle, dove tra l’altro incontra l’artista zurighese Leo Leuppi (cfr. p…). A questo periodo risalgono anche le sue prime testimonianze artistiche note: due disegni realizzati all’età di nove anni, pubblicati nel 1929 insieme a un testo di Ernst Fuhrmann e a un disegno di Wolfgang Roelli, il secondo figlio di Hedi Mertens, in un numero della rivista di filosofia e arte Individualität dedicato al mondo dei bambini[5].

Nella prima metà degli anni Trenta, i viaggi di Fuhrmann in Svizzera si fanno più frequenti. Durante le regolari visite a Hedi e Walter Mertens – che dopo il matrimonio si sono insediati a Feldmeilen, sulla riva destra del lago di Zurigo – ha modo di consolidare la propria amicizia con Leuppi, ma soprattutto di incontrare alcuni degli intellettuali, letterati, musicisti e artisti che frequentano il “Bünishof”, primo fra tutti Richard Paul Lohse (cfr. pp. .., …). Tramite i Mertens, inoltre, entra in contatto con il mistico indiano Meher Baba, incontrato per la prima volta nel 1933 a Portofino (cfr. p. …). I soggiorni a Feldmeilen si alternano a una permanenza a Besazio presso Mendrisio dal marzo all’ottobre del 1934 – con ogni probabilità legata a un corso privato – e a un soggiorno ad Alicante in Spagna, dove nel 1935 il padre gli trova un impiego nell’azienda di un suo amico.

Nella primavera del 1936, dopo il trasferimento dei genitori a Radebeul presso Dresda (Blumenstrasse 12), Fuhrmann avvia una temporanea formazione artistica, iscrivendosi alla Staatliche Akademie für Kunstgewerbe di Dresda, che abbandona però già l’anno seguente[6]. Tra le poche esercitazioni artistiche di questo periodo, figura un acquerello datato 1936, caratterizzato da una composizione policroma di figure e volumi geometrici, inscritta fra due “M” speculari.

Nel 1938, la biografia di Fuhrmann registra una cesura di particolare rilievo: alla fine del mese di agosto 1938, il padre e il fratello emigrano negli Stati Uniti, mentre lui e la madre si fermano in Germania. La famiglia rimane in stretto contatto epistolare, ma resta perlopiù divisa: Arend rivedrà Ernst e Torolf solo nel 1955, in occasione di un suo viaggio a New York.

1939 – 1950

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Fuhrmann risiede con la madre ad Amburgo-Altona (Königsstrasse 221). A più riprese è arruolato, ma per ragioni di salute viene esonerato. Durante gli anni del conflitto, entrambi si spostano in continuazione fra Amburgo, Bunzelwitz (oggi Boleslawice, Polonia), Tübingen e Graslitz (oggi Graslice, Repubblica Ceca), dove si rifugiano in particolare dopo i bombardamenti della città natale nel luglio del 1943, restandovi fino al rientro ad Amburgo verso la fine del mese di novembre 1945.

L’elaborazione e la sublimazione delle esperienze belliche condizionano in modo sostanziale le testimonianze artistiche di Fuhrmann risalenti a questo periodo. Da un lato, trovano espressione in eloquenti rappresentazioni di soggetti legati alle proprie vicissitudini, quali esplosioni e scene di ispirazione pacifista, realizzate perlopiù su supporti cartacei occasionali e in molti casi rimaste conservate solo in forma di documenti fotografici. Un esempio significativo al riguardo è l’opera raffigurante un bradipo ambientato in mezzo a slogan di pace internazionali, datata 1942-43 e riprodotta nel 1951 nella rivista newyorchese Doubt[7]. Dall’altro lato, Fuhrmann dà libero sfogo ai propri stati d’animo e alle proprie aspirazioni per mezzo della parola scritta. Nell’immediato dopoguerra dà alle stampe due poemi in prosa: il primo, ispirato alla fratellanza e a un ideale di vita rispettoso dei valori più alti, appare nell’autunno del 1948 con il titolo Abstraktion Nr. 905 [Astrazione n. 905] nel periodico amburghese Die Rote Erde diretto da Karl Lorenz[8], mentre il secondo esce nel 1950 in un’edizione fuori commercio con il titolo Der Gesang des Hidalgo Cangas [Il canto di Hidalgo Cangas] e ha per protagonista un individuo che ricerca se stesso e l’idea intima dell’uomo attraverso varie esperienze di guerra e d’amore[9].

Negli anni Quaranta, Fuhrmann sperimenta però anche un linguaggio pittorico in cui echeggiano reminiscenze ad alcuni maestri del Bauhaus, oltre che a tematiche espressioniste, come attestano in particolare i lavori imperniati sul motivo della testa-maschera, indagata in chiave tettonico-astratta o al contrario in termini più espressivi.

Verso la fine del decennio, la sua evoluzione artistica conosce una tappa decisiva, che nel corso di lunghi soggiorni a Feldmeilen lo porta a maturare le premesse per lo sviluppo di nuove soluzioni. Sotto la guida di Hedi Mertens, che gli fornisce non solo importanti impulsi concettuali, ma anche utili indicazioni tecniche[10], svolge un’intensa attività pittorica, durante la quale la trascrizione mimetica passa gradualmente in secondo piano, a favore di sperimentazioni più libere e oggettivate. Sulla scia di questi stimoli, elabora una serie di astrazioni di impressioni paesaggistiche, imperniate in misura crescente su indagini formali e aspetti strutturali, che lentamente gli aprono la strada verso composizioni puramente astratte.

1951 – 1984

Nell’ottobre del 1951, le pessime condizioni di salute della madre lo richiamano ad Amburgo: il 16 novembre Elisabeth Fuhrmann muore, marcando una cesura che chiude definitivamente il capitolo biografico di Arend legato alla Germania e alle origini familiari.

Poco dopo, un secondo evento maggiore segna un’ulteriore svolta, che dal canto suo apre un capitolo inedito. Il 24 novembre 1951 si inaugura alla Galleria Bergamini a Milano – un luogo di rilievo nel panorama italiano dell’epoca – la sua prima esposizione personale. Le opere esposte documentano la produzione pittorica sviluppata nel 1950-51, costituita perlopiù da composizioni astratte ispirate a impressioni naturalistiche oppure a motivi dinamici di carattere non-oggettivo. L’esposizione nasce grazie alla collaborazione di due architetti, Oreste Pisenti di Locarno-Muralto, che funge da intermediario, e Gianni Monnet, attivo fra Milano e Lugano, in buoni rapporti di lavoro con la Galleria Bergamini.

Oreste Pisenti (1908-1998), architetto diplomato alla Scuola politecnica federale di Zurigo, apre uno studio a Muralto nel 1944. Realizza un numero limitato di progetti, con i quali raccoglie però ampi consensi tra gli architetti modernisti. Tra le realizzazioni spiccano alcune case d’abitazione costruite negli anni Quaranta a Locarno e Muralto, ispirate all’essenzialità formale e concettuale del Movimento moderno. Tra i progetti non residenziali figurano lo schermo per le proiezioni all’aperto del Festival Internazionale del Film di Locarno (1946) e lo stabile per la ditta di abbigliamento “Portaben” a Mendrisio (1955). Quale membro della Società svizzeri ingegneri e architetti (SIA) è ripetutamente presente in giurie e commissioni di concorso. Entusiasta cultore di letteratura, cinema, arte e design – a Locarno dirige un piccolo negozio di mobili moderni – Pisenti rappresenta una figura di rilievo nel Ticino del dopoguerra.

Gianni Monnet (1912-1958), laureatosi in architettura al Politecnico di Torino, è noto soprattutto in relazione al “Movimento Arte Concreta” (cfr. più oltre), di cui è membro fondatore nel 1948 oltre che principale animatore e organizzatore. Attivo promotore dell’arte e dell’architettura moderna, nutre contatti internazionali e scrive per vari periodici italiani e stranieri, collaborando inoltre ai programmi sull’arte e l’architettura della Radio Svizzera Italiana (RSI). Nell’ambito della sua attività professionale realizza tra l’altro uno stabilimento per l’azienda industriale “Breda” a Torino (1939) e tre case d’abitazione a Lugano (1949-50), mentre fra il 1946 e il 1948 partecipa a due concorsi per il nuovo quartiere QT8 a Milano. Da autodidatta sviluppa una ricerca pittorica improntata dapprima alla figurazione, ma poi rapidamente sviluppata in senso astratto, che trova il proprio compimento nei primi anni Cinquanta, in ponderate composizioni dominate da chiare forme geometriche, organizzate su sfondi azzerati. È attivo inoltre come grafico, in particolare nell’ambito delle pubblicazioni del “Movimento Arte Concreta”[11].

Il contatto con l’ambiente milanese inscrive l’esordio di Fuhrmann nel contesto delle attività del “Movimento Arte Concreta”, il principale movimento italiano del secondo dopoguerra dedicato all’arte astratto-concreta, che lo annovera ufficialmente tra i propri membri nell’elenco del 1955[12].

Il “Movimento Arte Concreta” (MAC) nasce a Milano nel dicembre del 1948 per iniziativa di Gillo Dorfles (*1910), Gianni Monnet (1912-1958), Bruno Munari (1907-1998) e Atanasio Soldati (1896-1953). A prescindere da basi teoriche e da un’estetica normativa, le attività del MAC si articolano nell’organizzazione di esposizioni personali e collettive dei propri aderenti, nell’edizione di cartelle di grafica e nella pubblicazione di un regolare organo informativo[13]. I membri sono quasi esclusivamente italiani; tra le poche mostre di esponenti stranieri spiccano le personali dei concretisti svizzeri Camille Graeser (1949) e Max Huber (1950). In principio la sede privilegiata delle manifestazioni è la Libreria Salto a Milano, cui si aggiungono a partire dal 1951 la Galleria Bergamini, la Saletta dell’Elicottero e più tardi lo Studio d’architettura “b 24” di Bobi Brunori, Gigi Radice e Mario Ravegnani. Nel contesto del dibattito culturale italiano dell’immediato dopoguerra, il MAC intende chiarificare, consolidare e sviluppare la posizione del concretismo (nell’accezione più ampia del termine) rispetto al fronte realista da un lato e alle varie posizioni astratte dall’altro. Attraverso un approccio interdisciplinare (arte, architettura, arti applicate) teso a rinnovare il gusto in tutti i settori della vita moderna, gli esponenti più progressisti mirano a portare a compimento la moderna “Synthèse des Arts”. Per rinsaldare tale principio informatore, nell’autunno del 1954 il MAC aderisce come sezione italiana al movimento internazionale “Groupe Espace”, fondato a Parigi nel 1951. Nel corso degli anni, il numero di artisti e sodalizi delle varie regioni d’Italia che trovano nel MAC un polo avanguardista di riferimento aumenta considerevolmente; gli indirizzi artistici rappresentati spaziano dalla pittura astratta di matrice sia organica sia geometrica a sperimentazioni pluridisciplinari. La continua espansione quantitativa e geografica, tuttavia, comporta una progressiva disgregazione della coerenza interna, che dopo la morte di Monnet nel 1958 porta al definitivo scioglimento del MAC.

L’adesione alle attività del MAC trova conferma anche nella partecipazione all’esposizione collettiva intitolata Esperimenti di Sintesi delle arti, organizzata nel maggio del 1955 alla Galleria del Fiore a Milano. Inoltre, Fuhrmann è rappresentato in alcune pubblicazioni del MAC, che al tempo stesso costituiscono le prime voci della sua bibliografia artistica. In margine alla mostra alla Bergamini nel 1951, il numero di dicembre di Arte Concreta pubblica un suo disegno a matite colorate e una nota sul proprio lavoro tradotta in italiano da Gillo Dorfles[14]. Nel fascicolo-catalogo stampato in occasione della collettiva alla Galleria del Fiore è rappresentato con una riproduzione dell’opera in mostra, intitolata Brücke (cfr. p. …). Il medesimo fascicolo è riedito l’anno successivo nell’edizione 1955-56 dell’annuario Documenti d’arte d’oggi, in cui Fuhrmann è presente inoltre con Vogel im Flug [Uccello in volo], un disegno a inchiostro del 1956, riprodotto a colori in una tavola fuori testo[15]. In Antitesi, infine, una raccolta di poesie di Alberto Oggero pubblicata nel 1956 e corredata da contributi iconografici appositamente realizzati da alcuni esponenti del MAC, è presente con la composizione di carattere astratto-concreto intitolata Stabelemente [Elementi ad asta][16].

Dopo l’esordio espositivo a Milano e il trasferimento in Ticino nel 1952, Fuhrmann si dedica con nuovo slancio e instancabile impegno alla propria attività artistica. L’ospitalità offertagli da Hedi Mertens a Locarno-Solduno e dal 1953 a Carona (cfr. p. …) gli assicura le necessarie condizioni di lavoro, mentre il consolidamento dell’amicizia con Oreste Pisenti innesca varie opportunità professionali. Accanto a una regolare attività espositiva, infatti, negli anni Cinquanta Fuhrmann ha modo di realizzare anche una serie di lavori grafici e alcuni interventi in spazi pubblici.

Tra i primi meritano particolare attenzione due progetti. In primo luogo, la realizzazione di tredici copertine per il mensile di architettura e ingegneria Rivista Tecnica della Svizzera Italiana (numeri 1/1953-1/1954)[17], caratterizzate da alcuni fra i principali motivi che distinguono il vocabolario formale della produzione artistica di Fuhrmann dei primi anni Cinquanta. In secondo luogo, il progetto per la copertina di una raccolta di scritti del padre in dieci volumi, pubblicata fuori commercio a partire dal 1954, in cui un elemento circolare giallo o nero contrassegna man mano il numero del volume[18]. Gli altri lavori grafici, mediati perlopiù da Pisenti, comprendono due stampati per la sede locarnese dell’agenzia di viaggio Kuoni (1953), la copertina del programma per la settima edizione del Festival Internazionale del Film di Locarno (1953) e il logo per la ditta d’abbigliamento maschile “Portaben” di Mendrisio (1955)[19]. Degni di nota, infine, sono le locandine e gli inviti realizzati in occasione delle proprie esposizioni personali (Galleria Bergamini, Milano, Galleria La Cittadella, Ascona, Galerie Breteau, Parigi), oltre che su incarico per la Galerie Palette di Zurigo (22 manifesti nel 1958, 40 nel 1961).

Tra i principali lavori per spazi pubblici figurano la vasca d’acqua con piante realizzata nel 1957 per il giardino della casa per anziani ubicata ai piedi del Bruderholz a Basilea (arch. Hans Peter Baur)[20], e un intervento di rilievo nella Bruderklausenkirche a Birsfelden presso Basilea (arch. Hermann Baur), eseguito nel 1959. Il lavoro per la chiesa consiste in due composizioni di profonde aperture di varia grandezza, con vetri colorati in azzurro, rosso o giallo pallido, che scandiscono il lato della chiesa orientato verso il piazzale antistante l’entrata, come pure la parete della cappella battesimale, diffondendo all’interno un delicato gioco di luce e colore[21]. Nel suo quaderno delle opere, inoltre, Fuhrmann elenca alcuni lavori parietali dei quali non esiste però alcuna testimonianza: l’allestimento di una parete nel Caffè Ravelli a Locarno (1956), un intervento di grande formato in una casa privata a Losone (1964) e un progetto per il ginnasio di lingue moderne di Frechen presso Colonia (1965).

Nell’ambito della ricerca pittorica, Fuhrmann matura gradualmente un’indagine di stampo concretista, che sull’arco di quasi quattro decenni dà origine a un corpus di circa mille dipinti. A partire dalla metà degli anni Cinquanta, focalizza le propria attenzione in misura crescente sull’impiego della linea retta, che diventa infine l’elemento operativo di base. La continua trasformazione delle soluzioni di volta in volta elaborate porta progressivamente allo sviluppo di complesse trame lineari, che distinguono in modo peculiare il suo linguaggio artistico maturo. Dopo l’esordio milanese nel 1951, l’attività espositiva si sviluppa anzitutto in collaborazione con la Galleria La Cittadella di Ascona, che espone Fuhrmann a partire dall’ottobre del 1956[22]. Nel 1958 nasce un rapporto di lavoro altrettanto stretto con la Galerie Palette di Zurigo, che si protrae fino agli anni Settanta inoltrati. Le esposizioni alla Galerie Breteau a Parigi (1959, 23 opere), alla Secessione di Vienna (1960, 16 opere) e alla Galleria Montenapoleone a Milano (1965, 23 opere) proseguono le personali all’estero. La retrospettiva con 48 opere allestita nel 1966 all’Helmhaus di Zurigo segna un momento di particolare rilievo, cui segue poco dopo la presenza con tre lavori nell’importante mostra Spektrum der Farbe, che nel 1967 presenta al Kunsthaus di Zurigo la prestigiosa collezione privata di arte perlopiù astratto-concreta di Max A. Welti. Nel 1971 Fuhrmann espone di nuovo a Milano, questa volta insieme a Hedi Mertens nei locali della Square Gallery (30 opere); l’esposizione è accompagnata da un piccolo catalogo con testi di Richard Paul Lohse. A partire dallo stesso anno, partecipa regolarmente alle mostre del gruppo ticinese “Movimento 22”[23], mentre dal 1972 aderisce alle attività espositive della sezione Ticino della “Società pittori, architetti e scultori svizzeri” (SPSAS). Di particolare rilievo negli anni Settanta sono inoltre la personale con Hedi Mertens alla Galerie Stähli a Lucerna (1974, 17 opere) e soprattutto l’esposizione con Mertens e Gunta Stadler-Stölzl promossa da Richard Paul Lohse alla Städtische Kunstkammer zum Strauhof a Zurigo (1978, 40 opere). Nel 1977-78 è tra gli artisti rappresentati nella mostra itinerante della McCrory Collection, curata da Willy Rotzler che in concomitanza con l’esposizione pubblica l’importante volume intitolato Konstruktive Konzepte, dedicato alla storia dell’arte costruttiva e concreta[24]. Le ultime mostre con l’artista in vita hanno luogo alla Galerie Seestrasse a Rapperswil (1980) e alla Galleria La Loggia a Carona (1981). Tra le esposizioni postume figurano la retrospettiva organizzata nel 1987 dalla Galerie Stähli a Zurigo, in occasione dell’uscita del volume Arend Fuhrmann 1918-1984 per le edizioni della stessa galleria, e le presentazioni allo Studio d’arte contemporanea Dabbeni a Lugano (1988, 1997, 2000).

Gli ultimi anni di vita sono marcati prevalentemente dalle assidue e premurose cure con cui Fuhrmann assiste Hedi Mertens, che muore il 19 maggio 1982. In seguito a un cancro, le sue stesse condizioni di salute peggiorano. L’11 gennaio 1984, Arend Fuhrmann muore all’Ospedale italiano a Lugano-Viganello.

[1] Un cospicuo numero di manoscritti inediti è conservato presso l’Archivio Fuhrmann di New York. Tra le poche opere pubblicate dopo il 1920 figura la poesia intitolata Verzückung, apparsa nel 1928 nel numero di maggio del periodico diretto da Walter Muschg, intitolato Annalen. Eine schweizerische Monatsschrift (p. 329).

[2] Cfr. R. Stamm, Der Folkwang-Verlag – Auf dem Weg zu einem imaginären Museum, Buchhändler-Vereinigung GmbH, Francoforte 1999; sulla figura di Ernst Fuhrmann cfr. anche G. Mattenklott, Ernst Fuhrmann, in Schreibheft. Zeitschrift für Literatur, n. 30, novembre, 1987, pp. 215-224.

[3] A Hagen la famiglia risiede al piano mansardato della villa di Karl Ernst Osthaus; a Darmstadt il granduca Ernst Ludwig mette loro a disposizione la sua proprietà sulla “Rosenhöhe”, mentre a Friedrichssegen an der Lahn i Fuhrmann vivono nella “Haus Jungfried”, un centro frequentato da artisti, intellettuali e visionari di ogni sorta, fatto costruire da Paul Multhaupt nel 1922. In merito a queste residenze cfr. in R. Stamm, op. cit., pp. 45, 99, 129, 137-139, 140.

[4] Nella seconda metà degli anni Venti, Fuhrmann è in contatto tra l’altro con Adrien Turel e Walter Muschg, entrambi attestati nella cerchia di amici e conoscenti letterati di Walter Mertens, cfr. p. ….

[5] Individualität. Vierteljahresschrift für Philosophie und Kunst, anno III, libro 4, 1929, copertina e illustrazioni nella parte iconografica [s.p.].

[6] Nella maggior parte delle indicazioni biografiche pubblicate in cataloghi, come pure nella nota autobiografica redatta nel 1978, Fuhrmann indica erroneamente il 1938 come anno di frequentazione della Scuola di arti applicate di Dresda.

[7] Doubt, vol. II, n. 33, 1951. Pubblicata dal 1937 al 1959, la rivista è l’organo della “Fortean Society” di New York, creata da Tiffany Thayer allo scopo di promuovere le idee di Charles Fort (1874-1932) e i suoi interessi per i fenomeni paranormali e le stranezze di ogni sorta.

[8] A. Fuhrmann, Abstraktion Nr. 905, in Die Rote Erde. Blätter für Kunst und Kultur, 1948, quinta stampa intermedia [Fünfter Zwischendruck]. Il fascicolo fa parte di una serie di sei “stampe intermedie” dedicate nell’ordine a Friedrich Wolf, Albert Ehrenstein, Karl Lorenz, Paulfried Martens, Arend Fuhrmann ed Ernst Fuhrmann.

[9] Il libro di 112 pagine, dedicato a Hedi Mertens e recensito da Rudolf Pannwitz nel quotidiano zurighese Die Tat, è stato pubblicato con due distinte copertine, una delle quali disegnata dall’artista. Nel suo “annuario” redatto nel 1951-52, Arend riporta che poté pubblicare l’Hidalgo grazie ai soldi ricevuti dal padre verso la fine del 1949, aggiungendo inoltre, che “per mezzo delle entrate conseguite tramite le ordinazioni dirette del libro, riuscimmo a recuperare il denaro e quindi ad avere i mezzi sufficienti per vivere” (A. Fuhrmann, manoscritto inedito, Archivio Fuhrmann, New York, s.p.). Cfr. R. Pannwitz, Der Gesang des Hidalgo Cangas, in Die Tat, 3.8.1950, p. 8.

[10] Nominando le persone che “perlomeno a livello inconscio hanno occupato un ruolo di rilievo” negli sviluppi della propria ricerca pittorica, Fuhrmann scrive: “Non posso certo dimenticare la signora Mertens, dalla quale ho imparato a dipingere dopo la guerra”, A. Fuhrmann, nota autobiografica, prima pubblicazione in Temporale, n. 42-43, 1997, p. 13.

[11] Sulla figura di Gianni Monnet cfr. in Temporale, n. 44-45, Lugano 1998, pp. 15-21.

[12] Cfr. in Documenti d’arte d’oggi 1955/56, a cura del MAC/Espace, Libreria A. Salto editrice, Milano 1956, p. 121. Tra i 75 membri pittori, scultori, ingegneri e architetti citati nell’elenco del MAC/Espace del 1955, Fuhrmann è l’unico straniero insieme a Oreste Pisenti. Nel precedente elenco sociale del MAC, diffuso nel 1952, Fuhrmann non figura tra gli aderenti.

[13] Dal dicembre 1948 al luglio 1951, il MAC accompagna le proprie esposizioni con fogli-invito, raccolti più tardi in due opuscoli (Arte Concreta 1949-50, Milano 1950 e Arte Concreta 1950-51, Milano 1951). Dal novembre 1951 al giugno 1954 pubblica il bollettino mensile Arte Concreta (24 numeri), che include la presentazione di esposizioni o artisti, recensioni, scritti e progetti d’artista. Dal 1954 al 1958, infine, pubblica l’annuario intitolato Documenti d’arte d’oggi (4 numeri), che raccoglie materiali già diffusi in occasione di precedenti mostre e integrati con tavole fuori testo e altri contributi.

[14] Arte concreta, n. 2, Milano, 20.12.1951, pp. 24-25.

[15] Documenti d’arte d’oggi 1955/56, op. cit., p. 85 (tavola a colori) e p. 120 (illustrazione di Brücke, con informazioni errate nella didascalia).

[16] A. Oggero, Antitesi, collezione “Sintesi delle arti”, Libreria A. Salto editrice, Milano 1956, p. 33. Le altre tavole litografiche illustrano opere di Enrico Bordoni, Giuseppe Capogrossi, Carolrama, Michelangelo Conte, Nino Di Salvatore, Lucio Fontana, Albino Galvano, Paola Levi Montalcino, Mauro Reggiani, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi; la copertina è firmata da Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Bruno Munari.

[17] Fino al 1997 il periodico mensile, fondato in Ticino nel 1910, è l’organo delle associazioni SIA (Società svizzera ingegneri e architetti, sezione Ticino), ATEA (Associazione ticinese di economia delle acque) e OTIA (Ordine ticinese ingegneri e architetti). Con il numero di gennaio del 1953, la direzione della rivista passa all’architetto Marcello Beretta Piccoli di Locarno-Muralto; tra i membri del comitato di redazione figura anche Oreste Pisenti.

[18] E. Fuhrmann, Neue Wege. Zweite Sammel-Ausgabe, Wilhelm Arnholdt, Amburgo 1954, voll. 1-5 e Archivio-Fuhrmann, New York 1983, voll. 6-10.

[19] Il progetto per la “Portaben” – il cui titolare è un parente di Hedi Mertens – è legato alla costruzione della nuova sede della ditta progettata da Oreste Pisenti nel 1955. Nel suo quaderno ragionato Fuhrmann cita anche la consulenza per la scelta dei colori negli ambienti interni (1956).

[20] Cfr. Das Werk, n. 5, maggio, 1958, pp. 179-182.

[21] Cfr. Das Werk, n. 6, giugno 1960, pp. 196-200. All’interno della chiesa, il programma artistico comprende anche un rilievo plastico di Paul Speck e una scultura di Pierino Selmoni.

[22] Fondata nel 1952 da Gisèle Real (1970-1971) a Locarno (Via Cittadella) e più tardi trasferita ad Ascona (Piazza della Chiesa, poi Via Serodine), la “Cittadella” è tra le prime gallerie d’arte contemporanea sul territorio. Il programma espositivo, aperto in particolare ai linguaggi astratti affermatisi negli anni Cinquanta, alterna un vasto numero di artisti svizzeri e internazionali – tra questi Karl Hartung, Henri Goetz, Christine Boumeester, Charmion von Wiegand, Hans Reichel, Jeanne Coppel, Karl Ballmer, Helen Dahm, Serge Brignoni, Gualtiero Nativi, Raffael Benazzi, Italo Valenti – a esponenti della scena locale, tra i quali Massimo Cavalli, Carlo Cotti e Pierino Selmoni.

[23] Il sodalizio nasce in Ticino il 16 febbraio 1963 come “Associazione ticinese pittori e scultori”, per iniziativa di un gruppo di artisti che si erano staccati dalla sezione ticinese della SPSAS: Massimo Cavalli, Bruno Morenzoni, Flavio Paolucci, Giovanni Genucchi e Pierino Selmoni, affiancati dai colleghi Renzo Ferrari, Cesare Lucchini e Ubaldo Monico. Il raggruppamento non nutre alcuna finalità programmatica o di tendenza: gli aderenti appartengono agli indirizzi più diversi e nel corso del tempo la compagine del gruppo si modifica e si estende considerevolmente, includendo anche numerosi artisti stranieri residenti in Ticino. Nel 1970, il gruppo viene ribattezzato “Movimento 22”. Fino al suo scioglimento all’inizio degli anni Ottanta, organizza regolari rassegne collettive dei propri membri in Ticino e nella Svizzera tedesca.

[24] W. Rotzler, Konstruktive Konzepte. Eine Geschichte der konstruktiven Kunst vom Kubismus bis heute, ABC Verlag, Zurigo 1977. In appendice, il volume è corredato di un elenco ragionato di 600 opere della Collezione McCrory (omesso nelle successive riedizioni). Negli anni Sessanta e Settanta, la Collezione McCrory rappresenta la più importante raccolta di arte costruttiva e concreta. In seguito alla successiva spartizione in tre donazioni, le opere si trovano oggi al Museum of Modern Art di New York, al Louisiana Museum of Modern Art a Humlebæk (Danimarca) e al Tel Aviv Museum of Art.


Progetto per Arte Concreta 2, 1951
pencils on paper
14 x 16 cm

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