STUDIO DABBENI
Gianni Monnet

Giovanni (Gianni) Monnet nasce a Torino il 12 maggio 1912; figlio di un ingegnere elettrotecnico, Eugenio, e di Elisa Thöni.

Dopo il liceo artistico, si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, laureandosi nel 1937. Si trasferisce, nello stesso anno a Roma, dove è collaboratore di cantiere dell’impresa ing. Ferrara nelle costruzioni dell’aeroporto di Ciampino.

Nel 1938 supera l’esame di stato presso la Scuola Superiore d’architettura; collabora, dapprima con gli architetti Antonio Valente e Guido Fiorini nella realizzazione di scene di vari film e in seguito partecipa con gli architetti Alberto Rosso e Giuseppe Lorini  al concorso per il progetto di un nuovo edificio dell’Opera Nazionale a Belgrado. Realizza con Andrej Andreev delle scene per il film “La principessa Tarakanova”, girato a Cinecittà.

Nel 1939 torna a Torino, dove collabora alla costruzione di alcuni edifici per lo stabilimento Breda e, poi, a progetti di allestimenti per le mostre EA2 di Roma e dell’Alpinismo di Torino.

Nel 1940 collabora alla progettazione degli edifici provvisori della “Biennale dell’Autarchia” di Torino e nella costruzione di una villa a Casalborgone.

Oltre alla professione di architetto, negli anni successivi, Monnet intraprende l’attività di critico e di artista.

Risale al 1944 la prima mostra, che si tiene a Lugano, nella sala del Circolo Ticinese di Cultura (diretto da Renato Regli e Giuseppe Martinola) situata nel Palazzo Riva di via Pretorio dove presenta opere realizzate tra il 1929 e il 1944. Precoci, infatti, si erano rivelati i suoi esordi pittorici, attraverso opere figurative, in particolare ritratti di famigliari, oltre a dei paesaggi e ad alcune nature morte, in cui apparivano già presenti elementi di carattere postcubista. Una seconda mostra nella medesima sede si terrà nel 1947,  alla quale Monnet partecipa esponendo venti dipinti, insieme a pitture e plastici astratti dell’architetto Ettore Sottsass Jr. Un testo di Luigi Quadrelli introduce il lavoro di Monnet, mentre Max Bill presenta il lavoro di Sottsass.

 Nel 1946, alla fine del conflitto, si trasferisce a Milano, nell’abitazione-studio di via Tarquinio Prisco, insieme alla moglie Antonietta, sposata nel 1940 e figlia del noto psichiatra e umanista svizzero Bruno Manzoni dove, per un periodo, ospiterà l’amico Ettore Sottsass, con il quale condividerà lo studio di architettura.

La casa di Lugano rimane comunque un punto di riferimento importante, non solo per le collaborazioni, quale critico d’arte e di architettura, con il Corriere del Ticino e con Radio Monteceneri (il cui servizio culturale era diretto da Felice Filippini) ma anche per il forte rapporto umano e intellettuale con Renato Regli e suo suocero Bruno Manzoni che svolge un ruolo importante nelle sue ricerche artistiche e teoriche, animate da un interesse sempre più crescente per la pittura spontanea degli alienati, alimentato anche dai suoi studi sulla pittura di Mirò e del surrealismo.

Nel 1947 partecipa alla mostra “Arte italiana d’oggi” premio Torino, con l’opera “Partita a  scacchi”. A Milano intraprende pure l’attività di insegnante di costruzioni presso l’Istituto Tecnico per Geometri, dedicandosi a diversi progetti architettonici. In particolare, vince il II premio (il I premio non fu assegnato) con un progetto per le case a schiera a due piani destinate a reduci, denominato QT8 (quartiere sperimentale modello della VIII Triennale di Milano) in collaborazione con gli architetti Avetta, Romano, Sottsass Sr. e Sottsass Jr. (Ettore): disegni e fotografie appaiono sulla rivista romana “Metron” nel settembre del 1948. Le abitazioni furono inaugurate il 23 ottobre 1948. Inoltre, la giuria assegnò al gruppo un rimborso spese per un progetto di casette a schiera a quattro letti. Sempre per il QT8, partecipa senza successo al progetto per una chiesa, in collaborazione con l’architetto Norberto Vairano (vedi Arte Concreta n. 3). E` il primo tentativo di Gianni Monnet per un’integrazione delle arti.

Nello stesso anno vince il primo premio, ex aequo con Enrico Bordoni, nel Concorso Italviscosa-T8 per “Disegni per tessuti operati”, presentando un lampasso a tre trame. (vedi ill. col. N. 36, rivista “Tessili Nuovi”, Milano, giugno 1948).

Nel 1948 partecipa con tre opere su tela al salone “Arte Astratta in Italia”, nelle sale del Teatro delle Arti a Roma e alla mostra inaugurale della stagione alla galleria Bergamini di Milano, alla “Mostra del Cambio” di Chiavari, alla IIa Internazionale di Milano e alla collettiva alla galleria Borromini di Milano.

Nel 1947, a Milano, si tiene l’esposizione “Arte Astratta e concreta”, organizzata dall’architetto Lanfranco Bombelli Tiravanti e dal gruppo “L’altana”, nelle sale del Palazzo ex-Reale; la prima in Italia di valore internazionale. Il manifesto fu realizzato graficamente  da Max Huber e il catalogo, curato da Lanfranco Bombelli, comprendeva i testi di Wassily Kandinsky, Max Bill, Georges Vantongerloo e Ettore Sottsass Jr.. Gli artisti invitati alla mostra furono: Arp, Bassi, Bill, Bodmer, Bombelli, Bonini, Graeser, Herbin, Hinterreiter, Huber, Kandisky, Klee, Leuppi, Licini, Lohse, Mazzon, Munari, Rho, Sottsass Jr., Taeuber-Arp, Vantongerloo, Veronesi, Vordemberge-Gildewart. L’esposizione svolse un importante ruolo nel riallacciare il dialogo con artisti che nel periodo precedente la guerra avevano aderito al Secondo Futurismo, tra i quali Munari, o ad esperienze gravitate intorno al gruppo che si riuniva alla Galleria del Milione, tra cui Radice, Reggiani e  Ghiringhelli.

Alcuni di questi artisti aderiranno al Movimento Arte Concreta (M.A.C.), fondato a Milano

nel 1948 da Gianni Monnet insieme con Gillo Dorfles, Bruno Munari e Atanasio Soldati.

Il gruppo, a cui si legarono artisti dalle esperienze eterogenee, trovò sede nei locali della libreria Salto, a Milano, che era stata importante luogo di incontro  di architetti ed artisti modernisti.

La libreria Salto si apre a Milano nel 1933, in via Santo Spirito con il nome “Libreria A. Salto, Architettura e Decorazione”. Fondata da Alfonso Salto e successivamente gestita dai due figli, Giuseppe e Giancarlo, questa libreria, grazie alla loro preparazione culturale, aperta verso il pensiero artistico europeo, svolgerà un prezioso contributo nel panorama milanese e italiano del dopoguerra. Le riviste Domus, Casabella, Spazio e la francese Art d’Aujourd’hui sono distribuite dai Salto. Nella sede di Santo Spirito l’apertura verso una serie di mostre è “automatica” e la collaborazione con Gianni Monnet è determinante per un allargamento dell’attività con nuovi strumenti informativi.

Monnet aveva inteso raggruppare artisti che si ispirassero alle avanguardie non figurative, nell’intento di superare i provincialismi allora dominanti, in relazione al tentativo di ricostruzione di un discorso artistico per molti anni spezzatosi.

Monnet svolgerà sempre il ruolo di divulgatore, di fondamentale importanza nell’opposizione manifestata dal gruppo nei confronti della linea ufficiale rappresentata dal realismo, come, d’altronde, aveva già avuto modo di manifestare, in occasione della mostra a Roma “Arte Astratta in Italia”, i propri principi, in un testo pubblicato sul quotidiano luganese “Corriere del Ticino”, dove enunciava il predominio della forma sul contenuto, indicando nell’astrattismo l’esito estremo ed inevitabile compiuto da tutta l’arte moderna, a partire dall’Impressionismo, verso un linguaggio universale che si affermasse internazionalmente: in effetti l’opera esposta e intitolata “Pittura”, si presenta dichiaratamente astratta.

Questo predominio della forma trova diretta corrispondenza nella sua ricerca pittorica a partire dagli anni ’50.

Dal 15 dicembre 1948 al 3 gennaio 1949 partecipa all’esposizione “I Mostra di giocattoli d’artisti”,  alla galleria Annunciata a Milano, organizzata da Munari, Noe e Bruno Grossetti, esponendo un’acquario surrealista intitolato “Acquario figurato”e un grande collage. Un importante testimonianza di questo evento ci è fornita dal servizio fotografico di Giancolombo, pubblicato sulla rivista “Grazia” e da vari articoli usciti sui quotidiani dell’epoca. A fine dicembre del 1949 (17 - 30 dicembre) sempre nelle sale della galleria Annunciata per l’esposizione “II Mostra regali per Natale”, Gianni Monnet espone l’opera intitolata “ Parete animata”, realizzata per l’occasione ed esposta nuovamente l’anno successivo alla libreria Salto: in questa esposizione dove le opere (realizzate da Gillo Dorfles, Lucio Fontana, Max Huber, Ettore Sottsass e Luigi Veronesi) portano titoli come “Biciclette con regia Artistica”, “Palle di Gomma”, “Paraventi”, “Macchine Inutili” “Draghi cinesi” “Lume in un sifone”, “Fossili per diecimila”, la regia di Bruno Munari è evidente.

La mostra di esordio del MAC che si inaugura alla libreria Salto il 22 dicembre 1948 presenta la I cartella d’arte concreta, costituita da dodici stampe a mano realizzate da Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Lucio Fontana, Augusto Garau, Mino Guerrini, Galliano Mazzon, Gianni Monnet, Bruno Munari, Achille Perilli, Atanasio Soldati, Ettore Sottsass e Luigi Veronesi, con un testo critico di Giuseppe Marchiori. È l’inizio di un’importante attività editoriale del MAC per le edizioni della libreria Salto, a cui seguiranno la cartella“10 litografie originali” di Enrico Bordoni, con un testo di Gillo Dorfles; “Litografie originali di Monnet”; “24 litografie originali” di Afro, Bombelli, Bordoni, Dorfles, Fontana, Garau, Huber, Mazzon, Monnet, Munari, Soldati, Veronesi, con un testo di Giulio Carlo Argan; “10 Forme 1949” di Luigi Veronesi, con un testo di Gillo Dorfles;  “10 Incisioni originali Di Salvatore”, con una prefazione di André Bloc e un testo di Nino Di Salvatore, 1951; “Carol Rama”, 5 litografie realizzate nel 1956; “Simonetta Vigevani Jung”, 6 litografie, pure realizzate nel 1956.

L’attività editoriale del MAC porterà pure alla produzione di pregevoli pubblicazioni dall’alto contenuto grafico: i due primi bollettini (in formato orizzontale) corrispondenti alle due annate 1949-1950 e 1950-1951, i ventiquattro bollettini (in formato quadrato) che raccolgono l’attività dal 1951 al 1954, quattro pubblicazioni intitolate “Documenti d’Arte d’Oggi” con l’attività dal 1954 al 1958 e contemporaneamente le sei “Sintesi delle arti”, pubblicazioni realizzate tra il 1955 e il 1956.

Queste pubblicazioni sono il risultato dell’intensa attività espositiva e l’espressione teorica del movimento. Caratterizzati dall’impostazione grafica di Munari e di Monnet, raccolgono in ordine sistematico le esposizioni con l’apporto di testi e interventi critici. Gli scritti di Gillo Dorfles saranno presenti in diverse pubblicazioni. Le copertine curate dagli artisti e all’interno le grafiche originali diventano dei veri e propri “libri d’artista”, costituendo un unicum nel panorama italiano.

Nel 1949, Monnet tiene due mostre personali alla libreria Salto, la prima (dal 2 al 15 aprile) con sedici opere, introdotta da un testo Gillo Dorfles (vedi “Arte Concreta 1949-1950”, foglio n.9). In “Causa ed effetto” appaiono, forse per la prima volta, gli elementi circolari uniti da linee rette mentre “Forma primitiva” rappresenta uno dei suoi primi tentativi di realizzare per mezzo di motivi curvilinei, arcuati, tondeggianti e definiti da tinte piatte, composizioni dal carattere minimale e dall’aspetto primario.

La seconda esposizione (dall’ 8 al 21 ottobre) comprende alcune tempere e le litografie della III cartella d’arte concreta (“Arte Concreta 1949-1950”, foglio n.15). Nelle litografie prevalgono linearismi dall’andamento sinuoso; la forma per Monnet non è identificabile in un’astrazione geometrica rigida, che egli rigetta. Inizia a realizzare anche collage, fondendo la tecnica e il colore dei papiers découpés di Matisse con elementi biomorfi provenienti da Arp e dall’ultimo Kandinsky. Partecipa all’esposizione della IV cartella “Arte concreta” alla libreria Salto.

Nello stesso anno (giugno 1949) è invitato all’esposizione “Arte d’Oggi” a Palazzo Strozzi a Firenze.

Nel 1950 partecipa alla mostra del gruppo del MAC, alla galleria del “Grifo” di Torino (22 febbraio), (“Arte Concreta 1949-1950”, foglio non numerato) . L’esposizione torinese, intitolata “Opere concrete di sette artisti milanesi”, è ospitata subito dopo al Circolo di Cultura di Lugano, con una conferenza introduttiva sull’astrattismo, tenuta da Monnet e Munari. Monnet espone “Metamorfosi” (1949), opera nella quale le forme che sembrano rimandare ad elementi biomorfi, determinano un giustapporsi di campiture nere e bianche su fondo azzurro.

Partecipa alla mostra del M.A.C. galleria della Vigna Nuova a Firenze e alla mostra d’Arte Moderna nella città di Chieri.

Dal 6 maggio 1950, alla galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo a Milano, partecipa alla collettiva  “Pittura Astratta e Concreta”. (“Arte Concreta 1949-1950”, foglio n. 27), con Bertini, Crippa, Dova, Fontana, Giancorazzi, Joppolo, Licini, Munari, Parnisari, Reggiani, Soldati, Vedova, Veronesi ed  espone un “negativo-positivo” in diagonale e un quadro orizzontale con elementi circolari. 

Dal 7 al 20 ottobre del 1950 espone alla libreria Salto con Galliano Mazzon, con un’introduzione di Mario Ballocco: Monnet ripresenta “Parete animata” del 1949 (di quest’opera andata distrutta rimangono purtroppo solo una serie di fotografie in b/n e un progetto a tempera su carta): quest'opera rivela l’ambizione di Monnet nel voler rapportare la propria pittura allo spazio circostante (per le illustrazioni si rimanda ad “Arte concreta 1950-1951”).

Dal 15 al 29 dicembre cura l’esposizione “Pitture di Albino Galvano e Filippo Scroppo” alla libreria Salto, (“Arte Concreta 1950-1951”, foglio non numerato).

Nel 1950 partecipa al V Salon des Réalités nouvelles a Parigi, quale membro societario. Nella capitale francese consolida anche l’attività di critico, entrando in contatto con numerosi esponenti della scena artistica internazionale: André Bloc, Louis Degand, Charles Estienne, Michel Seuphor, incontrati nelle principali gallerie della città e visitando gli studi di Jean Arp, Alberto Magnelli, George Vantongerloo. Importante si rivelò l’incontro, nutrito successivamente anche  dal punto di vista epistolare, con Nina Kandinsky, che gli permise di accedere all’atelier del marito e alla sua rilevante collezione privata. Il forte legame con Magnelli solidificò, inoltre, grazie a Monnet, il rapporto tra Parigi e l’Italia.

Nello stesso anno, inizia una corrispondenza sull’arte italiana per la rivista parigina “Art  d’Aujourd’hui”, collaborando con articoli al periodico milanese AZ-arte d’oggi.

Nel 1951 espone alla fondazione del Movimento Espace, a Parigi; al VI Salon des Realites Nouvelles di Parigi; nella rassegna “Arte astratta e concreta in Italia” (3-28 febbraio), tenuta alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, partecipando contemporaneamente, in qualità di relatore, al convegno “Poetiche dell’Arte concreta, oggi” (5 febbraio). In questa occasione presenta oltre al negativo-positivo Ossessione (Spazio, II [1951], 4, p. 48), Forma elementare del 1950 . Queste forme minimali ambiscono a superare la tradizionale superficie del quadro: lo dimostra una serie di coevi interventi a inchiostro su fotografia, in cui egli progettò decorazioni parietali di interni, ricorrendo a numerose variazioni sul tema della Forma elementare appena ricordata; alla Galleria Bompiani (7 - 16 aprile) di Milano nella “II Mostra Concretisti Italiani, curata da Gillo Dorfles con Bertini, Bombelli, Di Salvatore, Dorfles, Galli, Dova, Huber, Mazzon, Munari, Nigro, Regina, Rho, Soldati, Veronesi (“Arte Concreta 1950-1951, foglio non numerato) e poi dal 13 al 26 ottobre alla “Mostra di Arte Concreta” nella Galleria Bergamini, Milano, con Biglione, Di Salvatore, Dorfles, Mazzon, Munari, Pantaleoni, Parisot, Regina e Soldati.

La galleria Bompiani, la galleria Bergamini, la galleria del Fiore, la galleria Schettini, il Naviglio di Carlo Cardazzo, L’Annunciata di Bruno Grossetti: sono le gallerie di Milano di riferimento con la libreria Salto per le esposizioni del Movimento.

L’attività delle gallerie non deve comunque far dimenticare l’importante contributo di Guido Le Noci (1904-1983) che prima di approdare alla nascita della sua galleria “Apollinaire”, spazio espositivo allestito dall'architetto Vittoriano Viganò (che aveva d’altronde progettato nel 1953 la galleria del Fiore e nel 1955 la galleria Schettini) è presente in svariate collaborazioni  alla Bompiani, dove inaugura due  esposizioni,  la prima “Arte Astratta italiana: i primi astrattisti italiani 1913-1940”, la seconda “II Mostra di Concreti Italiani”.

In particolare modo la prima esposizione sottolinea la riscoperta di Giacomo Balla, figura cardine per il movimento che su “Arte concreta” n.2, 1951 pubblicherà in copertina un particolare del suo dipinto “Linee Andamentali” risalente al 1918.

In effetti, se a Roma fu il gruppo Origine a riscoprirlo, guidato da Ettore Colla, con il suo spazio espositivo e le pagine di “Arti Visive”, a Milano suscitò l’attenzione di Monnet  (per cui realizzò il progetto per la seconda copertina del bollettino “Arte Concreta”) e parimenti del gallerista Guido Le Noci che lo ritenne il pioniere più importante per la mostra storica dedicata all’astrattismo italiano alla Bompiani (febbraio 1951) e naturalmente per la successiva retrospettiva “Pitture astratte di Giacomo Balla dal 1912 al 1920” agli Amici di Francia (10 novembre - 2 dicembre 1951), spazio situato in Corso Vittorio Emanuele 31 a Milano.

Di questa importante esposizione, completamente dimenticata dalla storiografia artistica, c’è giunta l’importante testimonianza del servizio fotografico di Giancolombo.

Gianni Monnet si attiverà notevolmente per la diffusione dell’esposizione milanese, realizzando per la trasmissione “Attualità culturali” di Radio Monteceneri , la radio della Svizzera Italiana, un servizio intitolato “L’astrattista Balla a Milano” (23 dicembre 1951).

Monnet, per la mostra alla Bompiani, con la collaborazione di Bruno Munari e Giulia Sala, cura la grafica, la redazione del bollettino e un testo d’introduzione all’esposizione.

Dopo aver scritto per il “Corriere lombardo” (35 articoli), con corrispondenze settimanali sull’arte moderna da Parigi, inizia una proficua collaborazione con il settimanale “Epoca”, scrivendo, in particolare, un testo intitolato “L’Arte Moderna, dalla A alla Z” (n.52), che trattava la cosiddetta storia degli “ismi”, dall’Impressionismo al Sintetismo; altri articoli misero a fuoco l’opera di Kandinsky (n.13) e Magnelli, la storia dell’arredamento, le principali gallerie d’avanguardia milanesi. Collabora, pure, al bollettino della “Permanente” di Milano e studia l’opera dell’architetto Carboni per la rivista “Graphis” di Zurigo, (n.34).

La collaborazione con la rivista parigina “Art d’Aujourd’hui”, gli permette di aggiornare costantemente il dibattito sull’arte italiana; tiene inoltre una rubrica settimanale sull’arredamento per la rivista “Grazia” (numeri dal 397 al 514).

Numerosi e importanti si rivelano i rapporti con gli artisti, tra cui i giovani astrattisti romani: Dorazio, Guerrini, Perilli, teorici del movimento “Forma”, con cui il M.A.C. condivide l’idealità di opposizione al realismo. Tutti gli artisti romani tendenzialmente progressisti parteciparono alle mostre del M.A.C. a Milano (Accardi, Manisco, Sanfilippo, Ettore Colla che con il milanese Mario Ballocco, fonda il gruppo “Origine”, per citarne alcuni). Contemporaneamente conosce l’architetto locarnese Oreste Pisenti: la mostra dell’artista tedesco Arend Fuhrmann alla Galleria Bergamini di Milano è la testimonianza di questo contatto (Bollettino M.A.C. n.2, 1951).

Nel 1952 partecipa al VII Salon des Realites Nouvelles di Parigi.

Ciò che preme a Monnet è il principio dell’integrazione delle arti e della loro interdisciplinarietà, estendendo i suoi interessi alla produzione industriale, alla grafica, agli allestimenti, all’arredamento, e naturalmente all’architettura. Questo concetto era legato chiaramente alla “Sintesi delle Arti” teorizzata da Le Corbusier. Illuminanti sono le seguenti dichiarazioni: “Sono architetto e non ho mai fatto alcuna differenza tra l’architettura, la pittura e la scultura; perché mi pare che il problema sia unico: quello di  esprimersi per mezzo della presentazione visiva di configurazioni geometriche spaziali (…) ”. “Dalla fine dell’800 (…) ”, le arti visive hanno inconsciamente teso sempre più a fondersi in una sola forma di espressione. Ma solamente con Le Corbusier e Léger questa tendenza diventò cosciente: la Synthèse des Arts Plastiques, e si cominciò a capire che pittura e scultura astrattiste non sono più quadri e statue, nel senso ottocentesco della parola (..), ma architettura, allestimento, industrial design. Questo è certamente il ruolo dell’arte d’oggi, ed alla sua realizzazione deve mirare l’artista veramente moderno”. Concludeva Monnet: “Per quanto ho dichiarato sopra, credo di appartenere legittimamente al Movimento Arte Concreta (..)”. (In: Tristan Sauvage, “Pittura italiana del dopoguerra”, Schwarz Editore, Milano, 1957, pp.331-332.)

Si doveva quindi, nei propositi, giungere a una perfetta collaborazione tra le arti plastiche e l’industria; l’architettura avrebbe dovuto inglobare la pittura, la scultura, la produzione di oggetti per il vivere. Nel 1952 e nel 1954, questo concetto avrebbe trovato un’espressione nella mostra “Studi per nuove forme di motociclette”, patrocinata dalle ditte Gilera e Innocenti, esposti alla Galleria dell’Annunciata a Milano nel 1952 e “Colori nelle carrozzerie d’auto”, dovuta alla collaborazione tra gli architetti dello studio B24 di Milano, in   collaborazione con la ditta Montecatini-Ducco (precedente alla mostra, la creazione di uno stand) nel 1954.

Dal 5 al 25 gennaio 1952 partecipa all’esposizione “Forme concrete nello spazio realizzate in materiale plastico” a cura di Lodovico Castiglioni, alla Saletta dell’Elicottero a Milano, dove espone “Stati d’animo” del 1951 (Coll. Museo Cantonale d’Arte, Lugano), opera realizzata con un materiale sintetico quale il rhodoid. (Arte Concreta, n.2). Sempre alla Saletta dell’Elicottero dall' 11 al 31 gennaio il M.A.C. presenta “Materie plastiche in forme concrete” con Casarotti, Di Salvatore, Donzelli, Dorfles, Fontana, Garau, Mazzon, Munari, Nigro, Pantaloni e Regina. I materiali utilizzati sono: rhodoid, sicofoil, celluloide, plexiglas, perspex, laminati plastici.

Altro concetto sostenuto da Monnet, ed espresso in un testo da lui redatto in occasione della mostra personale alla galleria Bergamini di Milano (19 gennaio - 1 febbraio 1952) era il criterio dell’”impersonalità”, che sarebbe dovuto emergere quale carattere distintivo dell’epoca moderna. Nello stesso anno, cura con Bruno Munari l’allestimento della mostra “Opere recenti di Soldati” alla Galleria Bergamini. Dal 9 al 29 febbraio partecipa alla mostra del M.A.C. tenutasi a Vienna, presso l’Italienischen Kulturinstitut (1952) e, nel medesimo periodo, progetta il Centro Studi Arte e Industria a Novara, diretto da Nino Di Salvatore che, purtroppo non sarà mai realizzato.

Presenta con due testi, apparsi sui bollettini “Arte Concreta” n.6-7, le esposizioni “Opere recenti e un plastico di Nino Di Salvatore” alla galleria Bergamini (26 aprile- 9 maggio), “opere concrete di Garau” (1 - 15 giugno) nel negozio Lagomarsino di Pavia.

Sempre nel 1952, Gianni Monnet partecipa a tre mostre del M.A.C., in America latina, a Rosario-Santa Fè (Amigos del Arte), Santiago del Cile (Universidad Cattolica), Buenos Aires (Galleria Krayd) e poi, alla mostra collettiva del M.A.C. (15 al 25 novembre) alla Galleria Gissi di Torino.

Partecipa a “Arte organica, Disintegrismo, Macchinismo, Arte Totale e Danger Public”, con Munari, Veronesi, Mariani, Motta, Asinari, Regina, Di Salvatore, Muggiani, Tovaglieri, Iliprandi, Tullier, Franchini, Colombo, Baj, Dangelo (16 dicembre 1952 - 6 gennaio, 1953), organizzata alla galleria dell’Annunciata di Milano, dove firma il Manifesto dell’Arte Totale.

Nel 1953 espone nella mostra del M.A.C. alla Galleria S. Matteo a Genova. Collabora alla rivista “Prospettive” con uno studio su Picasso. A Parigi espone al VIII Salon des Realites Nouvelles.  Inizia la collaborazione con lo Studio b24 di Milano, dove partecipa alla mostra “Collezione ambientale”; scrive il testo di presentazione “Sintesi artistica con ceramiche di Garau” (vedi Arte Concreta, n.15) ed espone nella collettiva “Collezione Ambientata” (3 - 23 ottobre) (vedi “Documenti d’arte d’Oggi”, 1954 e “Arte Concreta”, n.16/17).

E`commissario ordinatore della mostra Arte e Tecnica, (grafica del bollettino).

Sviluppa i suoi studi sulle forme primordiali, trovandone l’essenza in un elemento arcuato che propone reiterato in alcuni dipinti, a cui accosta forme circolari; questi esiti troveranno una corrispondenza diretta nella grafica, in particolare in “Enten Eller” del 1954, edito dal M.A.C. dove le poesie di Antonino Tullier (pittore, poeta e critico, nato nel 1916 aderirà nel 1952 al Movimento Nucleare con Baj, Dangelo, Joe Colombo e Mariani) sono presentate graficamente da Gianni Monnet.

Nel 1954 collabora con gli architetti Mario Ravegnani e Antonello Vincenti alla “Casa sperimentale” nella Xa Triennale di Milano.  

Scrive i testi di presentazione per le esposizioni “ Pitture recenti di Proferio Grossi” allo Studio b24 e dei catanesi “Dino Caruso, Michele Santonocito” alla Galleria La Botteghina di Catania.

Partecipa alla mostra del movimento internazionale “Espace” a Biot e al IX Salon des Realites Nouvelles di Parigi.

Nel 1956 realizza la grafica per la copertina della rivista “Serigrafia”, Arte Tecnica ed Economia del quarto sistema di stampa (anno I, numero 6, 3.09.1956).

Dal punto di vista ancora della divulgazione, importante considerare un ciclo di puntate settimanali (25) dal titolo: “Arte moderna dalla A alla Z”, per Radio Monteceneri; i testi degli interventi troveranno pubblicazione in un volumetto, pubblicato nel 1955 dalla Libreria Salto, dal titolo omonimo.

Nel 1955 partecipa all’esposizione “Esperimenti di sintesi delle arti” alla Galleria del Fiore di Milano e alle mostre parigine del Groupe Espace al Parc de Saint-Cloud e al X Salon des Realites Nouvelles.

Pubblica per le edizioni Salto di Milano la collana Sintesi delle arti “Sulla regolazione  del traffico a Milano”, progetto di metropolitana sul piano stradale per la città di Milano.

Risale al 1956 la collaborazione con l’architetto Tito Bassanesi Varisco, per la Pellicceria Livio Levi di Milano dove Monnet realizza quattro grandi specchiere a muro (a scomparsa) e quattro ante di vetro scorrevoli per un armadio a muro. In tutti due casi l’intervento è realizzato con pittura ad olio direttamente sul materiale preposto.

Se i motivi pittorici delle ante dell’armadio ci ricordano l’opera “Parete animata” del 1949, nelle specchiere, per contro, si ritrovano gli elementi della terza cartella del M.A.C. .

Con l’architetto Varisco, Monnet intraprende anche la stesura di un saggio dal titolo “Geometria percettiva”, di cui pubblicherà una breve sintesi in “Documenti d’arte d’oggi” (1958, pp.91 e seg.).

Nel 1957 redige un testo d’introduzione alla mostra “Dipinti e sculture di Angelo Bozzola” alla Galleria del Fiore (24 novembre - 7 dicembre).

Partecipa alla mostra “M.A.C./Espace. I Rassegna nazionale di Arte Concreta”, alla galleria Schettini (30 marzo - 11 aprile).

Nel 1958 espone alcuni pastelli in una personale alla libreria Salto, con un testo di Antonino Tullier (17 - 30 maggio). 

Muore, prematuramente, a Lugano il 15 dicembre dello stesso anno.

 

 

 


Studio per progetto parietale, 1950
Tempera e collage su carta
30,7 x 22,5
Studio per progetto parietale, 1950
Tempera e collage su carta
30,7 x 22,5
Studio per progetto parietale, 1950
Tempera e collage su carta
30,7 x 22,5
Studio per progetto parietale, 1950
Tempera e collage su carta
30,7 x 22,5
Foto di gruppo dei membri del M.A.C alla libreria Salto di Milano. Da sinistra a destra, in piedi: Veronesi, Salto ji., Munari, Di Salvatore, Mazzon; seduti: Soldati, Regina, Giulia Mazzon Sala,Monnet, Dorfles. , 1951
Fotocollage di Gianni Monnet
Studio per tessuto, 1947
Tempera su carta nera
48 x 33,2 cm
Studio per tessuto, 1947
Tempera su carta
40 x 59,5 cm
Gianni Monnet, 1950
Fotografia
Lanfranco Bombelli, Gianni Monnet, Galleria del Grifo, Torino, 1950
Metamorfosi, 1949
Olio su masonite
60 x 73 cm
Circolo Ticinese di Cultura, 1947
Enten Eller, 1954
Tipografica
23 x 33 cm
1 Cartella del M.A.C., 1948
48 x 34 cm
Documenti d'Arte d'Oggi, 1958
22,5 x 32 cm
Litografie originali di Monnet, 3 Cartella del M.A.C., 1949
46 x 33 cm
L'Arte Moderna dall'A alla Z, 1955
Tipografica
11,5 x 32,5 cm
Senza titolo, 1949
Litografia
46 x 33 cm
Senza titolo, 1949
Litografia
46 x 33 cm
Senza titolo, 1949
Litografia
46 x 33 cm
Senza titolo, 1949
Litografia
46 x 33 cm
Senza titolo, 1949
Litografia
46 x 33 cm
Alemagna, 1947 CA.
Tempera su carta su masonite
70 x 100 cm
Configurazione n.6, 1953
Olio su masonite
60 x 81 cm
Configurazione n.5, 1953
Olio su masonite
60 x 81 cm
Composizione , 1953
China e collage su carta
19 x 25 cm
Composizione , 1953
China e collage su carta
19 x 25 cm
Composizione , 1953
China e collage su cartoncino
18,5 x 24,5
Galleria Schettini, Milano, Gianni Monnet e Bruno Munari MAC Espace. Ia rassegna nazionale di arte concreta Allestimento dell’Architetto Vittoriano Viganò Foto Martinotti, Milano. Courtesy Archivio Vittoriano Viganò, Milano, 1957
Foto vintage
Progetto per invito Libreria Salto, 1949
matita su carta
21 x 10,5 cm
Progetto per Arte Concreta 14, 1953
Tempera e matita su carta
16 x 16 cm
Progetto per la copertina di Arte Concreta 12, 1953
Tempera e collage su carta
16 x 16 cm
Progetti parietali, 1955
China e tempera su fotografia (vintage)
9,5 x 19 cm
Progetti parietali, 1954
China e tempera su fotografia (vintage)
12,5 x 19 cm
Progetti parietali, 1954
China e tempera su fotografia (vintage)
13 x 18,7 cm
Provetti parietali, 1954
China e tempera su fotografia (vintage)
13 x 19 cm
Progetti parietali, 1954
China e tempera su fotografia (vintage)
12,5 x 17,5 cm

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