STUDIO DABBENI

Esposizioni

Lo Studio Dabbeni di Lugano in occasione di Miart 2016, dall’ 8 al 10 aprile, presenterà un’esposizione personale di Luciano Bartolini (Fiesole, 1948 – Milano, 1994) dedicata ai suoi lavori degli anni settanta.

Luciano Bartolini esordisce a metà degli anni settanta, confermando fin da subito l’interesse internazionale da parte della critica, delle gallerie e del collezionismo privato. Si segnalano in questo periodo le esposizioni nelle seguenti gallerie: Françoise Lambert a Milano nel 1975 e nel 1977 D’Alessandro/Ferranti a Roma, nel 1976 da Paul Maenz a Colonia, Schema a Firenze nel 1978. Pure la presenza alla XIV Biennale d’Arte Contemporanea di San Paolo nel 1977.

Alcune opere significative di quegli anni saranno presentate a Miart 2016: Volevo possedere quello spazio (1977),  La Moschea della Perla (1977), esposte per la prima volta nella galleria Paul Maenz 1 di Colonia nel 1978, una ad angolo e l’altra a parete-pavimento. Sono due lavori dove l’immagine fotografica, poi fotocopiata e incorniciata entra far parte dell’installazione fino a formare un unico insieme. L’autore si è confrontato con la relazione alterna tra spazi reali e spazi immaginari. Una serie di lavori dal titolo Papierselbsdarstellung - la carta che  mostra  se stessa - e un Kleenex di grande formato, completeranno  l’esposizione.

Luciano Bartolini nasce a Fiesole il 23 luglio 1948. Non frequenta una scuola d’arte ma compie per un certo periodo sistematici studi linguistici. A partire dal 1971 viaggia regolarmente in Oriente, in particolare nell’India del Nord e in Nepal. Nel 1973-74 esegue i primi lavori utilizzando prevalentemente carta da pacchi.

Nel 1974 inizia la serie dei Kleenex utilizzando carta da pacchi e Kleenex incollati in modo da formare patterns regolari. Questa serie di lavori porteranno nel 1975 alle Cartepaglie. La carta sarà il materiale privilegiato di tutta l’opera bartoliniana.  

L’artista rivolgerà anche i suoi interessi alla creazione di numerosi libri d’artista: il primo intitolato Soft, 1974, composto da nove collage originali Kleenex e tempera su cartoncino. Il libro, sogni, ombre, del 1979, è particolarmente significativo perché introduce il tema dell’ombra all’interno del tema più generale del vedere e dell’essere visto. Non a caso i lavori successivi sono ispirati a un personaggio mitico come Arianna, tessitrice di ombre, regina e custode del labirinto di Creta. Nello stesso anno espone alla galleria Michèle Lachowsky di Bruxelles, da Pasquale Trisorio a Napoli, al Centre d’Art Contemporain di Ginevra. Nel 1980 trascorre l’estate nell’isola greca di Santorini che gli suggerirà una nuova, importante tematica: quella di Atlantide. Viene invitato alla Biennale di Venezia ed espone successivamente da Chantal Crousel, Parigi. Nel 1981 viene invitato da Walter Storms a Monaco. L’anno successivo visita il monte Athos: il simandron, il gong utilizzato dai monaci diventerà, soprattutto durante il suo soggiorno berlinese (1983), il segno in assoluto più ricorrente: gli viene dedicata un’importante mostra personale alla Neue Nationalgalerie. Nel1985 espone da André Emmerich, Zurigo e da Beatrix Wilhlem, Stoccarda. Dal 1986 prende avvio un nuovo ciclo di opere intitolate Kosmische Visionen: le immagini vengono costruite intorno a un asse verticale, segno dell’albero del mondo. Questo ciclo prelude alla serie degli Alberi iniziata nel 1988, delle Ascensioni (1989) e della serie intitolata Foresta di vetro, opere di piccole dimensioni dove il supporto è costituito da fogli di carta vetrata. Nel 1986 espone a Parigi da Montenay/Delsol. Nel 1987 espone da Marianne Deson a Chicago e nel 1989 da Frith Street Gallery a Londra.  Nel 1990 inizia una nuova serie di lavori, dedicati all’orizzontalità e intitolati Emblematische Blumen a cui segue la serie intitolata O sporos (seme): la forma allungata del seme richiama la mandorla di luce, tipica della tradizione cristiana ortodossa.

Nel 1992 ritorna, con il nuovo ciclo intitolato Soffi di luce a opere di piccole dimensioni: sono piccoli dittici dove, ad un elemento dipinto è affiancato un altro a collage: richiamano le “icone portatili” o da viaggio caratteristiche della tradizione bizantina.  In Italia il lavoro di Luciano Bartolini è stato presentato da Ginevra Grigolo, Lorenzelli, Studio Marconi, Niccoli, Corraini, Studio Gariboldi.

Luciano Bartolini scompare prematuramente nell’aprile del 1994. Nel 2000, un’importante retrospettiva gli viene dedicata a Villa delle Rose a Bologna, curata da Roberto Daolio. Nel 2015, in occasione dell’uscita di due volumi curati da Archive Books di Berlino e dall’Archivio Bartolini, gli viene dedicata un’ esposizione a Villa Romana a Firenze dal titolo “Luciano Bartolini. Pensare all’Oriente, Identificazione di un feticcio” a cura di Paolo Emilio Antognoli Viti.

1- La Galleria Paul Maenz di Colonia dedicherà nel 1978 un intero anno di programmazione esclusivamente ad artisti italiani. Anselmo, Bartolini, Boetti, Chia, Clemente, De Maria, Fabro, Garutti, Icaro, Kounellis, Longobardi, Mariani, Paladino, Paolini, Penone, Salvo, Tatafiore. Jahresbericht 1978, testo di Germano Celant

Si ringrazia l’Archivio Luciano Bartolini di Milano