STUDIO DABBENI

Esposizioni

COMUNICATO STAMPA

Con la mostra personale di Luca Frei (* 1976), la galleria apre la propria attività espositiva al campo di ricerca della generazione artistica più recente, d'ora in poi integrato nel suo programma espositivo.

Di origine ticinese e residente da diversi anni a Malmö in Svezia, Luca Frei lavora con media diversi – dal disegno alla struttura architettonica, dall'elemento testuale alla scultura – realizzando di volta in volta installazioni, situazioni e oggetti ispirati al luogo di intervento.

Per l'esposizione allestita nello Spazio 2 della galleria, Frei ha creato quattro lavori inediti. Nella prima stanza, una grande scultura in ferro a forma di albero stilizzato, con appese ai rami delle sagome esagonali in plexiglas colorato che si rifrangono sulle pareti circostanti, è attorniata da piccole panchine in ferro con un piano in legno rivestito di tessuti del medesimo colore degli elementi di plexiglas. Una serie di collages a parete, invece, prende riferimento dal titolo di alcuni libri, proponendo delle nuove copertine e al tempo stesso riattivando i titoli decontestualizzati come elementi di riflessione (tra i libri citati figurano The Coming Community di G. Agamben, Revolt, She Said di J. Kristeva, Deschooling Society di I. Illich). Nella seconda stanza, un manifesto applicato a parete associa una fotografia del piazzale Beaubourg a Parigi, adibito a posteggio prima della costruzione del Centre Georges Pompidou, a una citazione di Kodwo Eshun, "Everything was to be done. All the adventures are still there" [Tutto era ancora da fare. Tutte le avventure restano in attesa]. Sulla parete di fronte, un disegno a muro riporta in grandezza naturale una figura che tiene sollevate delle sagome esagonali, identiche a quelle appese all'albero.

Riconducibili alla ricerca sviluppata da Luca Frei negli ultimi 2-3 anni, i quattro lavori propongono alcuni tra gli elementi più distintivi del suo linguaggio artistico: l'iconografia elementare ispirata all'attività ludica dei bambini (l'albero, le panchine), la figura disegnata a parete e le sagome geometriche (formule scientifiche, forme assolute, simboli utopici) come immagini di un gesto propositivo, l'indagine intorno alla "cosiddetta utopia del Beaubourg", o ancora l'uso di testi e citazioni come "bibliografia visuale". Nella linea degli interventi precedenti, l'assieme dei lavori presentati vuole offrire una piattaforma di discussione e riflessione intorno a nozioni quali utopia, educazione, linguaggio, modello di pensiero, struttura istituzionalizzata, o a tematiche quali la mediazione di conoscenze e informazioni. Il confronto con elementi dell'ambiente di vita quotidiano, familiari e al tempo stesso decontestualizzati, invita a sperimentare nuove relazioni, a inventare altre cartografie mentali. Sollecitando lo spettatore a costruire dei rapporti visivi e intellettuali fra i vari elementi proposti, Frei vuole attivare una flessibilità di pensiero e aprire una breccia nella dimensione del possibile.

In occasione dell'esposizione di Luca Frei, esce un nuovo numero della rivista "temporale" (58/59, Edizioni Studio Dabbeni), con un'intervista inedita all'artista a cura di Marianna Garin e un testo sulla mostra di Charles Esche. 

 

TESTO DI LUCA FREI 

"Lo spazio espositivo situato al secondo piano mi ha fatto pensare a un appartamento, o meglio a un luogo di incontro. Il pavimento in legno, i caloriferi, i passaggi fra una stanza e l'altra evocano un ambiente domestico; dalle ampie finestre si può guardare il traffico, le macchine, la gente in strada. Nello stesso tempo, questo spazio né del tutto pubblico né del tutto privato mi ha trasmesso un senso di destituzione, di rimozione, che a sua volta mi ha fatto pensare alla nozione di impossibilità e quindi mi ha portato a considerarlo non più nei termini di un luogo che 'è' e 'non è', ma piuttosto di un luogo che 'potrebbe essere'.

Nella prima stanza sono allestiti una scultura di ferro in forma di albero, con appesi ai rami dei plexiglas colorati, e tutt'intorno delle panchine; mentre a parete dei collages prendono riferimento ai titoli di alcuni libri*. Con i collages ho voluto proporre delle nuove copertine per questi libri e nello stesso tempo decontestualizzare i titoli, per riproporli come elementi attivi dell'installazione.

Nella seconda stanza, il lavoro con il manifesto abbina due elementi di origine diversa che si influenzano a vicenda: la citazione di Kodwo Eshun influisce sull'interpretazione dell'immagine, mentre il testo stesso viene trasformato dal nuovo significato assunto dalla fotografia. La scelta dell'immagine rientra nella mia ricerca a lungo termine sul Beaubourg, ispirata al libro La soi-disant utopie du Centre Beaubourg del sociologo Albert Meister.

Nella medesima stanza, un disegno a parete raffigura una figura semiastratta che tiene sospese delle sagome esagonali. Gli esagoni possono essere intesi come formula scientifica o come materializzazione di un impulso creativo. È un'immagine che rinvia a un gesto attivo e all'apprendimento come movimento dinamico e trasformatore.

I vari lavori sono indipendenti, ma nello stesso tempo anche interrelati, dal momento che nella lettura d'insieme si influenzano a vicenda, producendo nuove dinamiche interpretative. L'albero e le panchine richiamano una situazione pubblica, che insieme ai titoli dei libri evoca un particolare luogo di incontro: rispetto alla sala di lettura di una biblioteca, dove è imposto il silenzio, qui, con i libri presenti solo come riferimenti, il pubblico è spinto a riflettere, parlare, ossia a diventare attivo. La situazione allestita nella prima stanza trova riscontro, nel secondo spazio, nella figura rappresentata a parete; la dichiarazione del manifesto "Everything was to be done. All the adventures are still there" spiazza l'intera situazione, in termini sia di tempo sia di spazio. La panchina davanti alla finestra, uguale a quelle allestite nella prima stanza, non solo stabilisce un legame fra i due ambienti, ma richiama anche l'attenzione sulla finestra e sullo spazio esterno."

* G. Agamben, The Coming Community; J. Kristeva, Revolt, She Said; I. Illich, Deschooling Society; J. de la Casinière, Absolument nécessaire; E. Van Der Plas, M. Halasa, M. Willemsen (a cura di), Creating Spaces of Freedom; E.A. Grosz, Architecture from the Outside

Luca Frei