STUDIO DABBENI

Esposizioni

Esperimenti di sintesi delle arti.

André Bloc e Gianni Monnet in un percorso fra esponenti dell’arte concreta

Afro, Sophie Taeuber Arp, Giacomo Balla, Mario Ballocco, Gianni Bertini, Max Bill, Lanfranco Bombelli, Enrico Bordoni, Regina Bracchi, Carol Rama, Giuseppe Capogrossi, Arturo Ciacelli, Michelangelo Conte, Nino Di Salvatore, Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Arend Fuhrmann, Lucio Fontana, Nino Franchina, Augusto Garau, Camille Graeser, Mino Guerrini, Max Huber, Richard Paul Lohse, Galliano Mazzon, Bruno Munari, Mario Nigro, Achille Perilli, Enrico Prampolini, Manlio Rho, Atanasio Soldati, Ettore Sottsass, Filippo Scroppo, Simonetta Vigevani Jung, Luigi Veronesi

Dal 4 novembre al 31 dicembre 2016

Inaugurazione giovedì 3 novembre, ore 18.00

L'esposizione è prolungata fino al 31 gennaio 2017

 

Nel 1951 si costituiva a Parigi il Groupe Espace, un raggruppamento internazionale pluridisciplinare animato da André Bloc, che ambiva a creare filiazioni in ogni paese europeo «afin de préparer les conditions d’une collaboration effective des architectes, peintres, sculpteurs, plasticiens et d’organiser, par la plastique, l’harmonieux développement des activités humaines»[1]. La questione dell’Unità della creazione e della Sintesi delle arti sollecitava da diverso tempo anche gli ambienti italiani. Sempre nel 1951 la IX Triennale di Milano la adottava come tema portante, nell’intento di «proporre nuovamente il problema di una non casuale collaborazione fra l’architetto, lo scultore, il pittore, il decoratore». Gli artisti del Movimento Arte Concreta (MAC), costituitosi a Milano nel 1948, la assumevano come obiettivo principale, in vista del recupero di quei fermenti vitali che negli anni Trenta avevano operato la rigenerazione della cultura visiva, dell’architettura, delle arti in senso lato[2]. Le frequentazioni di Bloc con l’Italia e il suo interesse per la produzione degli artisti concreti, chiaramente manifestato nel numero monografico Art Abstrait. Italie 1951 di “Art d’Aujourd’hui”[3], porta ad interrogarsi sulla presenza di spazi di intersezione fra le due culture e sulla qualità degli spazi di interferenza fra i protagonisti della scena artistica francese e italiana dell’immediato dopoguerra. Spazi che includono anche gli artisti elvetici provenienti dall’esperienza della Konkrete Kunst, alcuni dei quali convergeranno nel Groupe Espace Suisse presieduto da Alfred Roth. E’ infatti solo in Svizzera e in particolar modo in Italia a partire dal 1954, che si produce l’identificazione dell’arte concreta con il Groupe Espace locale: «I gruppi “Espace” (…) hanno per scopo di promuovere una più stretta relazione e scambio tra le diverse arti plastiche fino a giungere ad una completa integrazione di esse (…) Le Corbusier, Léger et Bloc l’hanno chiamata “Synthèse des arts”, ed è sempre stato l’obiettivo principale degli artisti aggruppati nel “Movimento Arte Concreta” (…)»[4].

Il termine “Espace” designa allora uno spazio sperimentale di collaborazione fra discipline artistiche e architettura, connota un’arte destinata ad uno spazio reale, che attivamente concorra a soddisfare i bisogni più variegati dell’uomo, infine non prescinde dalla nozione fisica e metafisica di “Spazio” su cui gli artisti si interrogheranno. Nel Manifesto del Groupe Espace dell’ottobre del 1951 è acquisito che l’arte debba diventare spaziale « par la pénétration sensible et modulée de la Lumière dans l’œuvre, un Art dont la conception et l’exécution s’appuient sur la simultanéité des aspects dans les trois dimensions non suggérée mais tangibles». Gianni Monnet, dal suo canto, si chiede i motivi dell’accostamento del problema della fusione delle arti plastiche «in un tutto unico (…) al concetto filosofico e matematico di spazio»[5], d’uno spazio «soggettivo-psicologico» che Nino di Salvatore tenterà di definire e riprodurre nelle sue opere, che Bruno Zevi aveva cercato di qualificare a livello più teorico, che i critici di “Art d’aujourd’hui”, Bloc compreso, non trascureranno affatto. Cosa significa “Spazio” per questi artisti, con quali dispositivi tentavano di spazializzare la tela? Nei bollettini del Mac, nei libri d’arte da questi prodotti e nei successivi “Documenti d’Arte d’oggi”, assurti ormai allo statuto di piccole opere d’arte, in che modo gli artisti-grafici concretisti riuscivano a raggiungere l’unità fra messaggio e forma, a inoculare una sensazione tangibile di spazio, nello spazio della pagina tipografata?

La mostra si pone come evento collaterale del secondo convegno internazionale di studi Sintesi delle arti e Unità di creazione. Vite di André Bloc promosso dall’Archivio del Moderno di Mendrisio (Accademia di architettura-Università della Svizzera italiana) e dal LéaV-Ecole nationale supérieure d’architecture di Versailles in collaborazione con il MASI – Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano, che si prefigge di ricostruire storicamente e analizzare criticamente la figura e l’opera di André Bloc.

L’esposizione allo Studio Dabbeni intende offrire un profilo della variegata attività artistica di André Bloc e di Gianni Monnet, delle loro relazioni internazionali, mettendo a confronto una selezione dei loro lavori,  con alcune opere degli artisti concretisti italiani e svizzeri, tra cui Max Bill, Camille Graeser, Richard Paul Lohse e Max Huber.

Attraverso  materiali d’archivio verrà ricostruita cronologicamente  l’evoluzione degli esperimenti di sintesi delle arti nell’arte concreta.

Si ringrazia: Annalisa Viati Navone;  Archivio Vittoriano Viganò, Milano; Lucienne Battin Viganò, Vanessa Viganò, Viviana Viganò; Archivio del Moderno, Mendrisio; Letizia Tedeschi; Nicola Navone; Galleria Natalie Seroussi, Parigi; Aoi Huber Kono; Gillo Dorfles; Luigi Sansone; Jenny Manzoni; Archivi Farabola, Cremona; Archivio Giancolombo, Milano; Susanna Giancolombo;  Fondazione La Triennale di Milano Archivio fotografico; Andrea Cancellato; Elvia Redaelli

In occasione dell’esposizione viene pubblicato un Newspaper di 64 pagine a colori

[1] Groupe “Espace”. Extrait des status (Archives Vittoriano Viganò, S 272/3, Archivio del Moderno, Mendrisio).

[2] Come emerge da G.C. Argan, testo di presentazione, in Arte concreta. 24 litografie originali, Salto editore, Milano, ottobre 1949, ora in L. Caramel, a cura di, M.A.C. Movimento Arte Concreta 1948-1952, vol. I, Electa, Milano 1984, p. 38.

[3] Art d’aujourd’hui, serie 3, numero 2, gennaio 1952.

[4] Lettera circolare del Gruppo MAC/Espace del 24 febbraio 1955, pubblicata in L. Caramel, a cura di, M.A.C. Movimento Arte Concreta 1953-1958, , vol. II, Electa, Milano 1984, p. 33.

[5] G. Monnet, in “Arte Concreta”, n. 2, 20 dicembre 1951.

 

Nuovi orari

Mercoledì - Venerdì

10.30 - 12.30 15.00 - 18.30

Sabato

10.30 - 12.00 15.00 - 17.00

Lunedì - Martedì su appuntamento

 


OPERE

Ettore Sottsass,
Senza titolo, 1947
Ferro dipinto
100,5 x 30 x 65 cm
Gianni Monnet,
Configurazione n.6, 1953
Olio su masonite
60 x 81 cm
Gianni Monnet,
Configurazione n.5, 1953
Olio su masonite
60 x 81 cm
Gianni Monnet,
Composizione , 1953
China e collage su carta
19 x 25 cm
Gianni Monnet,
Composizione , 1953
China e collage su carta
19 x 25 cm
Gianni Monnet,
Composizione , 1953
China e collage su cartoncino
18,5 x 24,5
Bruno Munari,
Negativo-positivo, 1954
Tempera su cartoncino
23 x 33 cm
Bruno Munari,
Progetto per copertina Documenti d’Arte d’Oggi 1955-56, 1955
tempera, matita e collage su cartoncino
33 x 23 cm
Bruno Munari,
Negativo - positivo n.4, 1948
China su carta
33 x 23 cm
Bruno Munari,
Progetto per la copertina Art d’Aujourd’hui, 1952
Collage e tempera
30,9 x 24 cm
Bruno Munari,
Progetto per litografia, 1951
China, tempera e matita su carta
33 x 24 cm
Bruno Munari,
Progetto per Sintesi delle Arti, 1955
Tempera, matita e collage su carta
2 x 33 x 12 cm
Bruno Munari,
Negativo-positivo, 1950
Collage e tempera
50 x 35 cm
Gianni Monnet,
Galleria Schettini, Milano, Gianni Monnet e Bruno Munari MAC Espace. Ia rassegna nazionale di arte concreta Allestimento dell’Architetto Vittoriano Viganò Foto Martinotti, Milano. Courtesy Archivio Vittoriano Viganò, Milano, 1957
Foto vintage
Gianni Bertini,
Contropartitura, 1950
Tempera su carta rintelata
41 x 33,5 cm
Sophie Taeuber Arp,
5 constructionen + 5 compositionen, 1941
Litografia
31,5 30,3
Richard Paul Lohse,
5 constructionen + 5 compositionen, 1941
Litografia
31,5 x 30,3 cm
Max Bill,
5 constructionen + 5 compositionen, 1941
Litografia
31,5 x 30,3 cm
Mino Guerrini,
Composizione, Anni cinquanta
Tempera su carta
30,5 x 29
Atanasio Soldati,
Composizione, 1950
matite colorate su carta
18,5 x 27 cm
Atanasio Soldati,
Progetto per Arte Concreta 4, 1952
tempera su carta
15,5 x 33 cm
Gillo Dorfles,
Senza titolo -, 1949
Olio su tela
70 x 50 cm
Enrico Prampolini,
Organismo cosmico n. 2, 1949
China su carta
37,5 x 50,5
Enrico Prampolini,
Incontri, 1955
China su cartolina
17,5 x 11 cm
Nino Di Salvatore,
Espace-Tour, 1952
Olio su tela
81 x 65,5 cm
André Bloc,
Sans titre - Courtesy Galerie Seroussi, Paris, anni cinquanta
Olio su tela
65 x 100 cm
Regina Bracchi,
Senza titolo, 1951
Tempera su carta
35 x 42,5 cm
Filippo Scroppo,
Composizione, 1949
Tempera su carta
38 x 32 cm
Giusepe Capogrossi,
Progetto per Documenti d’Arte d’Oggi, 1957
China su carta
34 x 11,5
Lucio Fontana,
Progetto per Documenti d’Arte d’Oggi , 1957
China e collage su carta
50 x 35 cm
Bruno Munari,
Scultura da viaggio, 1959
Cartone plastificato, custodia
64 x 15 cm
Augusto Garau,
Vaso, 1953
ceramica
30 x 18 x 18 cm
André Bloc,
Sculpture - Courtesy Coll. Privata, Anni cinquanta
Porfiro
h 41x 28 x 17,5 cm
André Bloc,
Texture, 1959
bronzo e ferro
h 80 x 54 x 35 cm
Gianni Monnet,
Progetto per invito Libreria Salto, 1949
matita su carta
21 x 10,5 cm
Luigi Veronesi,
Progetto per la copertina di Documenti d’Arte d’Oggi, 1957
Collage su cartoncino
33 x 23 cm
Atanasio Soldati,
Progetto per la copertina di Arte Concreta 1, 1951
Tempera su carta
16 x 16,5 cm
Bruno Munari,
Progetto per la copertina di Arte Concreta 5, 1952
Tempera su carta
16,5 x 17 cm
Gianni Monnet,
Progetto per Arte Concreta 14, 1953
Tempera e matita su carta
16 x 16 cm
Gianni Monnet,
Progetto per la copertina di Arte Concreta 12, 1953
Tempera e collage su carta
16 x 16 cm
Arend Fuhrmann,
Progetto per Arte Concreta 2, 1951
Matite colorate su carta
14 x 16 cm

AUTORI