STUDIO DABBENI

Esposizioni

Scomparso prematuramente, Luciano Bartolini è stato uno degli artisti italiani più interessanti della sua generazione. Dai primi lavori del 1974 con i kleenex su cui interveniva in modo minimale con colla e pigmenti, si è passati a quelli degli anni Ottanta in cui Bartolini ha sviluppato un proprio alfabeto pittorico (sempre su carta) fatto di segni primari, colori accesi e oro, declinato in opere con una forte dimensione spaziale e in cui ha spesso inserito anche scrittura, elementi scultorei e fotocopie.

Per Back to the Future lo Studio Dabbeni espone quattro opere degli anni ‘80, di cui due, dal titolo Les (doubles) jardins de A. erano già state esposte nel 1980 nell’esposizione personale alla galleria Chantal Crousel di Parigi.

- È un intero ciclo di opere a prendere forma nel 1980 attorno alla figura di Asterione, nome proprio del minotauro che, come nel racconto La casa di Asterione di Borges, si aggira dilaniato dall’angoscia e dalla solitudine nel labirinto costruito da Dedalo, metafora della ricerca di identità in un mondo ormai privo di centro. La prima esposizione di quell’anno è da ‘t Venster a Rotterdam, cui fanno seguito la partecipazione alla rassegna I nuovi nuovi, curata da Renato Barilli per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, e alla 39a Biennale di Venezia su invito di Vittorio Fagone, dove Bartolini presenta un’installazione intitolata Perciò nelle strade della notte perdurano gli ori della tua ombra. Altrettanto importante è la sua presenza fra gli artisti di Magico Primario, esposizione curata da Flavio Caroli per il Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Inoltre, partecipa a o sole mio, alla Kunstlerhaus Amburgo. Il lavoro su Asterione troverà nuove formulazioni per la Biennale di Parigi e per Italian Wave, organizzata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio presso la Holly Solomon Gallery di New York. Oltre a ospitare una sua personale, la Galleria Chantal Crousel di Parigi cura l’uscita di due libri d’artista Les (doubles) jardins de A. e Atlantis (jardin), che danno inizio a una nuova importante tematica. Bartolini ha trascorso l’estate a Santorini: l’isola greca, distrutta nel II millennio a.C. da una violenta eruzione vulcanica e associata al mito di Atlantide, diviene l’emblema di qualsiasi ipotetica civiltà estinta. L’isola perduta, la cui forma circolare ad anelli concentrici può essere avvicinata all’immagine della montagna sacra della tradizione tantrica – il Monte Abu con i suoi sette fiumi – si arricchisce di nuovi significati cosmici nella produzione del 1981, spesso caratterizzata dai segni aurei di una scrittura originaria: l’immaginario alfabeto sorto in terra fenicia all’imbocco del Mediterraneo fa da cornice ai 25 racconti autobiografici per la mostra collettiva Enciclopedia organizzata da Caroli alla Galleria Civica di Modena. E da questi approfondimenti muove anche l’installazione Gli effetti a distanza della grande eruzione si dissolsero alla fine in tramonti e crepuscoli di incomparabile bellezza, presentata da Walter Storms a Monaco. A Milano, intanto, Passeggiate nei dintorni presso Françoise Lambert mette in scena il movimento armonico dei segni nello spazio, mentre una scrittura criptica, leggerissima e quasi immateriale, segna la produzione di Prima come lettere, poi come suono, poi come sensazione sottilissima, inaugurata nel 1981 presso Villa Romana a Firenze.

Si ringrazia l’Archivio Luciano Bartolini di Milano

http://www.artissima.it/site/

http://atpdiary.com/artissimalive-back-to-the-future-anna-daneri-racconta/

http://www.artissima.art/search/?_sf_s=Studio%20Dabbeni