STUDIO DABBENI

Esposizioni

Lo Studio Dabbeni presenta “David Tremlett - Works on Paper and the Wall”, mostra personale dell’artista inglese David Tremlett (nato nel 1945 a St. Austell, in Cornovaglia, vive e lavora a Bovingdon Herts, nei pressi di Londra). 

L’artista si era trovato a lavorare tra le architetture spoglie, silenti, di Mjimwema, in Tanzania; su brandelli di muro consunti, cocenti di sole. Su questi muri in rovina, caratterizzati da squarci, Tremlett aveva riportato delle figure geometriche che sembravano riprendere nelle linee perimetrali questi stessi squarci. Poi l’artista se ne sarebbe andato; la sua opera sola sarebbe rimasta a testimoniare il suo passaggio in quel luogo. Incurante della perdita di essa, l’artista realizza infatti Wall Drawings in situ - sulle pareti di spazi espositivi pubblici e privati o in luoghi incontrati durante i suoi viaggi. È come se l’artista, nel momento in cui sceglie di intervenire su una determinata parete, volesse fare proprio, anche se solo per istante, il luogo in cui si trova, senza poi temere di abbandonarlo.

Il pastello costituisce il suo materiale d’elezione: “Una delle ragioni è senz’altro la gioia di mettere il pigmento sulla superficie e l’uso della mano. Il disegno, ai miei occhi, è il disegno fatto a mano, non con un pennello. Sono uno scultore-disegnatore (si era formato a Birmingham, nella sezione dedicata alla scultura) e ho sempre bisogno di utilizzare la mano. La seconda ragione è che quando viaggio desidero portare una piccola borsa con me, per i vestiti, la videocamera, un libro d’appunti; come colori desidero portare i pastelli. Non ne sono necessari molti per coprire un’ampia superficie: questo è il senso dell’economia, forse del viaggiare leggero”. L’artista evidenzia, inoltre, come al “bagaglio leggero”corrisponda una maggiore libertà intellettuale. “Divenne molto più interessante realizzare il disegno sulla parete e siccome la scatola dei pastelli poteva essere trasportata facilmente, crebbe talmente l’importanza del pastello da divenire uno dei miei materiali principali”, aggiunge.

Alla base del lavoro di Tremlett si pone, fin dall’inizio, l’esperienza del viaggiare, di cui l’artista ha sempre percepito la dimensione esistenziale. Le suggestioni che derivano da questi spostamenti intensamente vissuti divengono materia dei suoi lavori, vengono in essi letteralmente trasferite. L’artista delinea grandi forme geometriche sulla parete, estese campiture di colore, realizzate attraverso la tecnica di stendere con il palmo della mano il pastello, facendolo penetrare nella parete tanto da darle una parvenza illusoria di ispessimento che le conferisce una qualità quasi scultorea. Tutto questo è reso attraverso un gesto che serba in sé il valore di una carezza. 

L’Africa, l’America centrale, l’Oceania, l’Australia (verso cui erano partiti i suoi genitori, quando l’artista era ancora ragazzo), lo stesso contatto con queste popolazioni extraeuropee, hanno contribuito a maturare la sua sensibilità. L’esperienza del viaggio è sempre vissuta dall’artista come totalizzante, anche se di essa può rimanere nel disegno una traccia minima, anche un solo segno, estratto da questo diario intimo. 

Al pianterreno dello Studio Dabbeni, l’artista presenterà delle grandi carte appena realizzate, alcuni dei suoi lavori più recenti, in cui riporta, attraverso l’uso del pastello, ancora una volta le proprie visioni di luoghi. 

Al piano superiore della galleria, l’artista realizzerà invece cinque nuovi Wall Drawings, molto diversi l’uno dall’altro, ognuno a sé stante. In due di essi ritornerà ad utilizzare il grasso di grafite nero – materiale impiegato fin dal 1969 nel lavoro “I see a lot of Grease in it” e, recentemente, accostato al pastello in “Disegno retrospettivo”, Wall Drawing realizzato sulle tre pareti della sala centrale del Centro Pecci di Prato, in occasione della mostra retrospettiva dell’artista. In uno di questi lavori realizzati in galleria, l’artista risolverà il problema costituito dallo spazio tra due porte, adottando una soluzione di continuità. 

Le superfici su cui Tremlett lavora appaiono quasi vibratili, nelle sottili sfumature determinate dall’atto di esprimere questa forza impressa dalle dita della mano nello stendere il pastello e, insieme, questa estrema delicatezza insita nel gesto.

Nella sua conversazione con Doris von Drathen, Tremlett aveva spiegato come dietro al suo lavoro, che corrisponde al tentativo di “ridurre le cose al minimo”(esigenza comune al Minimalismo e al Concettualismo, che hanno assunto un peso, storicamente, nella formazione dell’artista), ci sia in realtà “tutto un mondo di esperienze. Possono essere dei Paesi stranieri, la purezza delle forme africane, la bellezza delle chiese in Italia, persone che ho conosciuto… È come comporre musica o scrivere: ad un certo punto fluisce fuori di te e ti trasporta. Il materiale originale è la tua storia”.

All’interno degli spazi dello Studio Dabbeni, lo spettatore sperimenta realmente la sensazione di trovarsi in un paesaggio fisico e interiore, quasi fosse a Mjimwema, davanti ai muri di calce resi cocenti dal sole, su cui Tremlett aveva tracciato le sue geometrie.