STUDIO DABBENI

Esposizioni

Display 1 è il primo di due steps che celebrano i trent’anni di attività dello Studio Dabbeni, fondato alla fine del 1979 a Lugano. Le due esposizioni presenteranno opere di alcuni artisti rappresentati in questi tre decenni.

Nella prima mostra, Display1, Luciano Bartolini (1948-1994) è presente con un’opera composta da trenta carte della serie intitolata “Klang, il suono che spezza”, realizzata nel 1983. Con il termine klang, l’artista definiva il suono del gong (o più precisamente del “simandron”), che con il suo oscillare scandiva la vita dei monaci sul monte Athos. Gabriele Basilico (1944), con due fotografie della “Ferriera di Locarno”,  rende omaggio  all’architetto Livio Vacchini (1933-2007), presente in mostra con una cartella serigrafica, un’edizione del 1994. Livio Bernasconi (1932) è rappresentato, invece, da grande dipinto, della serie “Flash” (1966), in contrapposizione a un lavoro recente, “Immagine 1”, del 2007. Antonio Calderara (1903-1978) è presente con tre acquarelli su carta della serie “Lettera di un convalescente” (1976). Di Dadamaino (1935-2004), sono esposti due grandi lavori verticali, dal ciclo “Il movimento delle cose”, in cui le linee, che si accorpano o si diramano sulle ampie superfici (mordente su poliestere), sembrano rappresentare la parte di un tutto, rimandando ad una dimensione della superficie tendente all’infinito. John Hilliard (1945) è presente con “White Ideal Progressively Contaminated (Daylight-Northight-Ultraviolet) (2002); nelle sue opere, gli elementi di base propri del mezzo fotografico – quali l’inquadratura, la messa a fuoco, l’illuminazione – sono impiegati come soggetti dell’immagine. François Morellet (1926) è rappresentato da un’opera del 1974, “2 simples trames 0° 10°”: ideazione, calcolo e realizzazione fanno assumere al lavoro lo statuto di “work in progress”, secondo cui ogni opera riflette la precedente. Mario Nigro (1917-1992), il primo artista presentato dallo Studio Dabbeni, con un’esposizione personale nel 1981, è presente con l’edizione di “Ettore e Andromaca”, cartella di dieci serigrafie del lavoro presentato alla Biennale di Venezia nel 1978 e “Valle Orme”, acrilico su tela,  del 1988, in cui l’artista aveva affermato di cercare nel colore una maggiore luce, una più intensa sensualità. L’ambiente di Gianni Colombo (1937-1993), “Spazio Curvo”, chiude l’esposizione. Quest’opera complessa, presentata per la prima volta nel 1990, viene riproposta negli stessi locali di allora. Lo stesso spiazzamento percettivo e sensoriale, la perdita di ogni sicura  nozione di abitabilità, fa sì che lo spettatore ne venga coinvolto integralmente, in tutti i sensi, oggi come ieri. Le strutture tubolari, gli anelli e gli archi che vengono a dispiegarsi nuovamente all’interno dei tre spazi del piano superiore della galleria, costituiscono un omaggio all’artista prematuramente scomparso, assieme a documentare un progetto, così com’era stato concepito vent’anni prima. (Valentina Bucco)