STUDIO DABBENI

Esposizioni

LUCA FREI 

Watch Out

Lo Studio Dabbeni presenta la sua seconda mostra personale dell’artista Luca Frei (nato a Lugano nel 1976, vive e lavora a Malmö, in Svezia).

Watch Out è il titolo dell’esposizione che, ripreso attraverso diversi lavori in mostra, diviene l’avvertimento spiazzante che la percorre. Si tratta di un monito a stare all’erta, a stare in guardia, teso a proteggere l’individuo dai pericoli che provengono dall’esterno ma che, sottolinea l’artista, può risultare ambiguo, trattenendo la persona dal compiere determinate esperienze. All’idea della piattaforma, come luogo di incontro e di discussione sui temi dell’educazione, del linguaggio, della realtà istituzionalizzata, dell’utopia, presente nei lavori precedenti, sembra essersi accostata, nell’artista, una consapevolezza dei pericoli insiti nella società. È un pensiero che non nasce da un sopravvenuto timore, appare però come una precisa constatazione che vuole spingerci alla riflessione. I due momenti, di apertura al dialogo e di difesa, si scontrano ma non si elidono, rappresentando due aspetti, due dinamiche insite nella realtà in cui viviamo.

L’artista utilizza un linguaggio molto presente nella sua pratica artistica: la sua indagine parte infatti da alcuni collage. Come spesso avviene nei suoi lavori, egli compie una sorta di riciclaggio, in questo caso di un’immagine, rappresentata dalla scritta Watch Out, che ripropone in varie forme, nell’intento di svilupparne ulteriormente il contenuto formale e concettuale.

Riprendendo una suggestiva fotografia realizzata da Rodtchenko, Frei realizza un collage, che rappresenta una visione dall’alto, in cui delle figure maschili appaiono muoversi in una piazza, attraversandola. Su questa immagine fa emergere la scritta Watch Out. Nel far questo, sembra quasi che l’artista rappresenti la gente vista in un momento qualsiasi del giorno, spostarsi da un luogo all’altro, inseguendo i diversi scopi: individui in cui noi stessi potremmo identificarci, davanti ai quali si deve porre l’avvertimento. Esso è presente anche nel secondo lavoro, presentato dall’artista, in cui la scritta è fatta esplodere in un collage che richiama una grafica futurista. In entrambe le opere, realizzate su carta da pacco, vengono utilizzati i resti delle lettere tratte dalla composizione di altre due opere presenti in mostra. La prima è costituita da una scatola luminosa, con la parte anteriore in vetro opaco, su cui l’artista ha dipinto in nero la frase. Si tratta di un lavoro concepito dall’artista come fosse un’insegna urbana. Questa scritta appare in un secondo lavoro, costituito da una superficie specchiante, in cui lo spettatore può riflettersi, fisicamente e idealmente. Da una foto di documentazione, scattata dall’artista durante la mostra “Disobedience”, alla Nottingham Contemporary di Nottingham, mostra di cui Frei aveva curato l’allestimento, trae origine un lavoro costituito da un quadrato dipinto di nero sulla parete, su cui Frei pone delle frasi realizzate al neon, di diversi colori, in cui riprende alcune delle provocatorie affermazioni che il pubblico aveva tracciato con il gessetto a Nottingham. Su una parete della medesima sala l’artista realizza un wall drawing, in cui sono rappresentate tre forme quadrate sulle quali si erge una figura maschile con il braccio alzato, figura che già altre volte aveva accompagnato le installazioni di Frei, e che egli aveva descritto come una sorta di elemento di scena. In questo lavoro la distanza tra i quadrati allude alla frammentazione del tempo e, di conseguenza, delle certezze dell’uomo. Il braccio alzato suggerisce, in questo caso, lo sforzo di agganciarsi a qualcosa per non andare alla deriva, in una realtà compromessa in cui si è costantemente spinti a “stare all’erta”.  Allo stesso tempo, tuttavia, l’artista sottolinea come nel cercare un appiglio questafigura risulti frenata dal vivere delle esperienze che potrebbero rivelarsi positive, perdendo quindi la possibilità di abbracciare pienamente la vita.