STUDIO DABBENI

Esposizioni

Gianni Monnet (Torino 1912 - Lugano1958), pittore, grafico, architetto, curatore, nel 1948 insieme con Gillo Dorfles, Bruno Munari e Atanasio Soldati, fonda il M.A.C, Movimento Arte Concreta a Milano nel 1948, di cui diventa il principale artefice, curandone tutta la parte organizzativa, editoriale ed espositiva.[1]

Ciò che preme a Monnet è il principio dell’integrazione delle arti e della loro interdisciplinarietà, estendendo i suoi interessi alla produzione industriale, alla grafica, agli allestimenti, all’arredamento, e naturalmente all’architettura. Questo concetto era legato chiaramente alla “Sintesi delle Arti” teorizzata da Le Corbusier. Illuminanti sono le seguenti dichiarazioni: “Sono architetto e non ho mai fatto alcuna differenza tra l’architettura, la pittura e la scultura; perché mi pare che il problema sia unico: quello di  esprimersi per mezzo della presentazione visiva di configurazioni geometriche spaziali (…) ”. “Dalla fine dell’800 (…), le arti visive hanno inconsciamente teso sempre più a fondersi in una sola forma di espressione. Ma solamente con Le Corbusier e Léger questa tendenza diventò cosciente: con la Synthèse des Arts Plastiques,si cominciò a capire che pittura e scultura astrattiste non sono più quadri e statue, nel senso ottocentesco della parola (...), ma architettura, allestimento, industrial design.Questo è certamente il ruolo dell’arte d’oggi, ed alla sua realizzazione deve mirare l’artista veramente moderno”. Concludeva Monnet: “Per quanto ho dichiarato sopra, credo di appartenere legittimamente al Movimento Arte Concreta”.[2]

Queste parole ci introducono alle opere di Gianni Monnet realizzate per la Pellicceria Livio Levi, nel 1957, in via Verri 3 a Milano. Il negozio fu progettato dall'architetto Pietro Lingeri.[3]Il rapporto di collaborazione del famoso architetto con la famiglia Levi è di lunga data e di profonda amicizia (1932), avendo già realizzato il complesso di via Dogana 3 (1947/48), sempre a Milano, importante sede per il commercio delle pelli e la confezione, e per la tomba di famiglia al Cimitero monumentale (1948).

Il contatto di Monnet con Livio Levi non avviene tramite l’architetto Lingeri ma attraverso l’amico architetto Tito Bassanesi Varisco.[4]È probabile che Varisco su incarico di Lingeri si sia occupato dell’arredamento interno del negozio e quindi abbia chiesto a Monnet di collaborare all’integrazione della pittura su elementi facenti parte dell’arredamento.

Per via Verri, Monnet realizza quattro dipinti per quattro specchiere a muro in ottone, specchio e vetro (a scomparsa) e quattro dipinti per quattro ante di vetro scorrevoli per due armadi a muro. In entrambi i casi l’intervento è realizzato con pittura a tempera direttamente sul materiale preposto. Se i motivi pittorici delle ante dell’armadio ci ricordano l’opera Parete animatadel 1949, nelle specchiere, per contro, si ritrovano gli elementi della terza cartella del M.A.C. (1949). 

I suoi studi sulle forme primordiali trovano espressione plastica in un elemento arcuato che ritroviamo, reiterato, in alcuni dipinti dello stesso periodo, a cui si accostano forme circolari. Si tratta di strutture e segni con valenze spaziali e cosmiche, che ricordano le sfere del planetario e appartengono a un contesto – la Milano degli anni ’50 – caratterizzato dagli sviluppi ambientali dell’opera di Fontana.Per le quattro ante dell’armadio, realizzate con i colori celeste, bianco e nero, il tema dei globi celesti è predominante. Si intuisce che i quattro elementi sono come “intarsi” di un’ipotetica parete più grande.

Si ringrazia L’archivio Pietro Lingeri di Milano, Elena Lingeri

[1]Effettivamente il momento era particolare e l’attività editoriale, anche quella è stata improvvisata. Però improvvisata fino ad un certo punto perché Monnet era un architetto, oltretutto laureato a Torino e quindi con una mentalità torinese. Per almeno tre quarti è merito di Monnet per tutto quello che è avvenuto dal punto di vista editoriale.” Intervista a Gillo Dorfles a cura di Giorgio Maffei,M.A.C. Movimento Arte Concreta, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2004

[2]In: Tristan Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Schwarz Editore, Milano, 1957, pp.331-332.Tristan Sauvage è lo pseudonimo di Arturo Schwarz

[3]Pietro Lingeri (Bolvedro25 gennaio1894– Bolvedro15 maggio1968) è stato un esponente di spicco del razionalismo architettonico italiano.

[4]Tito Bassanesi Varisco (1915 - 1998), architetto, aderisce al Movimento Arte Concreta negli anni cinquanta, condividendo quell’idea di “Sintesi delle arti e di “intermedialità” che lo caratterizza soprattutto a partire dal 1952 e che porterà all’incontro e alla fusione nel 1954 con il gruppo francese Espace.  In “Documenti d’arte d’oggi”, 1955/56, viene pubblicata la sua creazione del “Monoscopio”  (disegno con cursore mobile in cartone) immagine grafica di apertura e di chiusura dei programmi televisivi della RAI trasmessa giornalmente sino al 1984.

L’esposizione

Lo Studio Dabbeni, dopo l’esposizione Esperimenti di sintesi delle arti. André Bloc e Gianni Monnet in un percorso fra esponenti dell’arte concreta, Lugano 2016, presenta le opere, inedite, realizzate da Monnet per la pellicceria Levi di Milano.

Opere

- quattro ante dipinte su vetro (216,5 x 55 cm), realizzate per due armadi a muro;

- quattro specchiere, sempre a muro, con due ante (la prima è dipinta e aprendosi appaiano 3 specchi, 146 x 55,5 cm);

- una serie di disegni.